MANIFESTO
sul
Federalismo delle
Province
Premessa
Una proposta strutturalmente
e culturalmente diversa da quelle sui tavoli della
destra e della sinistra.
Una proposta frutto di un lavoro di team di numerose persone negli ultimi 5-10
anni.
Una proposta con formidabili risvolti economici.
Una proposta che, ahimè inevitabilmente, non potrà mai partire da un
establishment politico come l'attuale sia a sinistra sia a destra, per il semplice
fatto che ne riprogetta le fondamenta mettendolo in diretta crisi culturale e forse
morale.
Una speranza per le cento città italiane, per le cento regioni europee, per i
prossimi cento anni.
Costituzione della
Repubblica Italiana
PRINICIPI FONDAMENTALI
- Art.5
La Repubblica, una
e indivisibile, riconosce e promuove le autonomie locali;
attua nei servizi che dipendono dallo Stato il più ampio decentramento
amministrativo; adegua i principi ed i metodi della sua legislazione alle
esigenze dell'autonomia e del decentramento.
Sunto
Lo Stato Italiano
ha circa 150 anni, le Regioni poco più di 40 e i Comuni più di
mille.
Questo è il dato italiano: siamo una terra di Comuni. Le Regioni vanno pensate
come un elemento federativo di Province e deciso dalle Province, su scala anche
del tutto diversa dall'attuale.
Le Regioni sono elemento del federalismo europeo, non certo di quello italiano.
La Regione deve diventare, opportunamente dimensionata, il mattone
dell'Europa, con confini che possono benissimo prescindere da quelli nazionali.
Il federalismo italiano va invece basato, per essere solido e per rendere solido
quello europeo, sui Comuni e sulle Province.
PROPOSTA POLITICA
Punti centrali:
- Il federalismo è sostanzialmente equilibrio:
equilibro economico, culturale e
politico tra territori e dentro i territori medesimi.
- Base di questo equilibrio è il Comune,
come mattone fondamentale della
vita democratica di ogni paese.
- I poteri che i Comuni hanno nei paesi federali
(USA, Germania e Svizzera)
sono tre o quattro volte superiori a quelli dei Comuni italiani e lo stesso
dicasi per l'autonomia finanziaria. Questo significa che il cittadino trova
soddisfazione nella soluzione dei problemi rivolgendosi al Comune, non ad
enti distanti. Scuole ed Ospedali, ad esempio, dipendono dai Comuni e così
dicasi per l'assistenza agli indigenti, per la polizia, la protezione civile, per
buona parte delle competenze in fatto di ambiente, per tutti i servizi alla
persona e buona parte di quelli al territorio.
- In questi paesi il Comune non è un organo
amministrativo ma è un organo
politico.
- I compiti che, per complessità, non possono
essere assunti dai Comuni,
possono essere gestiti in maniera cooperativa (Consorzi) realizzando quella
che è definibile come "cooperazione orizzontale".
- I compiti che non possono essere assunti dai
Comuni e dai Consorzi,
possono essere gestiti da un organo superiore che abbia anch'esso una
sovranità politica. Questo solitamente è lo Stato federato
(Cantone/Stato/Land)
- La dimensione del Cantone/Stato/Land dipende
da fattori storici,
economici, politici e geografici.
- In tutti i paesi federali sono presenti realtà
molto piccole e molto grandi
(relativamente alle dimensione di ognuno) ma è un dato di fatto che più
piccolo è un territorio, meglio è amministrabile e gestibile.
- La distribuzione dei compiti tra i Cantoni/Stati/Länder
ed i Comuni non è
fissa (come con il decentramento) ma varia di luogo in luogo a seconda della
realtà organizzativa, della storia, della cultura e della economia locale.
- Questi due organi (Comune e Stato Federato)
realizzano una "cooperazione
verticale".
- Assieme, questi due organi politici, assolvono
tra il 50% ed il 70% dei
compiti complessivi dello Stato e tutti quelli di gestione.
- Allo stato federale, snello e leggero, competono
attività di indirizzamento,
sostegno, controllo e coordinamento.
- Molti dei compiti federali vengono poi affidati
alle sovranità locali, come se
fosse un paese decentrato. In questo caso solitamente la federazione
rimunera il servizio reso localmente.
- A parte questa rimunerazione, ogni sovranità
provvede con finanze proprie
ai suoi compiti, salvo meccanismi perequativi di basso rilievo.
- Tra Cantoni/Stati/Länder si attua la
cooperazione orizzontale in tutti i
settori in cui essa è proficua ed esiste competizione in economia e nella
individuazione di soluzioni originali ed innovative.
- Tra Federazione e Cantoni/Stati/Länder
esistono forme di cooperazione
verticale, diverse in ogni paese ma solitamente legate alla struttura del
Senato a rappresentanza territoriale o ad esso correlate.
Il risultato in termini
politici ed economici per un paese federale è una grande
stabilità e governabilità. Ciò è dovuto alla sommatoria delle stabilità e
governabilità locali, a loro volta dovute dagli equilibri locali in fatto di
economia, cultura e politica.
Un aspetto non trascurabile
degli equilibri federali è l'assenza di disparità
economiche al loro interno. Sia USA che Germania e Svizzera hanno infatti
bassissime differenze economiche tra i loro membri (assolutamente non
paragonabili a quelle italiane e francesi)
Le basse differenze
interne giustificano anche l'assenza o lo scarso rilievo dei
meccanismi perequativi tra Cantoni/Stati/Länder (perequazione finanziaria
orizzontale e/o verticale).
E' chiaro che la Germania
post riunificazione ha ora divari altissimi al suo
interno ma il fatto che in sei anni il divario est- ovest sia dimezzato (cosa mai
accaduta in 100 anni di storia italiana) è un punto a favore del modello federale
come risolutore dei problemi geo- economici.
Se questo è il
modello che pensiamo di voler ottenere (pensando soprattutto al
secolare problema del Sud) il federalismo va inteso non come alchimia
istituzionale (o come inseguimento dell'elettorato leghista) ma proprio obiettivo
strategico per l'Italia.
Per raggiungere tale
obiettivo strategico occorre usare, come metodo di
soluzione dei problemi, i principi chiave del federalismo:
Sussidiarietà,
cooperazione, competizione e solidarietà
Per ottenere ciò
il metodo finora usato, quello di pensare ad un graduale
spostamento di funzioni e compiti dallo Stato alle Regioni, è deleterio e nulla
ha a che vedere con il federalismo.
Occorre invece agire
su più fronti:
- Delegificare (La Germania ha circa
4'000 leggi. La Svizzera meno di 1'000)
- Eliminare enti inutili e fuori dal
controllo democratico dei cittadini
(ANAS/ASL...) assegnando quei compiti agli organi più vicini ai
cittadini. In pratica eliminare il 99% dei 119'000 "soggetti decisori" che il
CENSIS ha segnalato in uno suo studio e che agiscono come un freno a
mano gigantesco allo sviluppo economico e democratico del paese.
- Assegnare compiti partendo dal basso e
non dall'alto, dando una
occhiata alla esperienza dei paesi federali ed in particolare modo a
quella del Ct. Ticino, dove il federalismo è realtà di tutti i giorni
dall'inizio del secolo scorso ed è portato avanti e sostenuto
positivamente da una popolazione di lingua e cultura italiana.
Una particolare evidenza
va data al terzo punto. Se costruissimo uno stato
decentrato partendo dall'alto, assegnando poteri prima alle Regioni, poi alle
Province, poi ai Comuni, otterremmo un risultato molto diverso che se invece
procedessimo nell'ordine opposto, che poi è quello sussidiario/federale. I due
risultati finali non hanno nulla a che vedere l'uno con l'altro ed hanno gradi di
efficienza/efficacia molto diversi.
Partendo dal basso
ed usando correttamente sussidiarietà e cooperazione, le
regioni sarebbero perfettamente inutili e potremmo risparmiare un bel po' di
soldi ed avere uno Stato più snello. Infatti Comuni e Province (ed il caso delle
Province Autonome di Trento e Bolzano sta a dimostrarlo) possono
tranquillamente gestire tutti i compiti che oggi sono assegnati alle Regioni.
I piccoli Cantoni
svizzeri hanno compiti di molto superiori agli attuali compiti
regionali e superiori perfino a quelli che la Bicamerale aveva previsto per le
Regioni anche nelle versioni più spinte e "federaliste". Addirittura molti
compiti che in Italia sono regionali, sono in Svizzera assegnati ai Comuni, i
quali vi assolvono perfettamente ed assai meglio.
Il problema non è
la dimensione (maggiore la dimensione, maggiori i compiti)
ma esattamente il contrario:
- minori le dimensioni e minori saranno i problemi
a gestire una determinata
materia,
- minori saranno anche i costi,
- maggiore sarà la rapidità della
soluzione del problema e la soddisfazione
del cittadino.
Per chi è abituato
a sentir parlare di "economie di scala" l'affermazione suona
strana, ma una occhiata ai compiti dei comuni e del cantoni svizzeri (anche
fermandoci alla parte italiana della Svizzera) ed ai bilanci consuntivi, dimostra
proprio che nelle realtà più piccole ci sono i costi minori ed i servizi migliori.
Inoltre sommando i costi dei tre livelli (comunale, statale e federale) otteniamo
un totale proporzionalmente inferiore a quello italiano.
Se tra Comuni e Province
ci fossero problemi c'è appunto il principio di
cooperazione (ad esempio tra Province di uno stesso bacino) che mette in grado
anche piccoli territori di operare con successo in un numero incredibile di
campi. Ecco che le Regioni potrebbero allora essere pensate come un elemento
federativo di Province, anche su scala più grande dell'attuale.
Queste Regioni, o
Macro Regioni, sarebbero a loro volta elemento del
federalismo europeo, non certo di quello italiano.
A nostro modo di vedere
c'è sempre stata in Italia questa confusione di ruoli.
La regione deve diventare,
opportunamente dimensionata, il mattone
dell'Europa.
Il federalismo italiano è invece basato, per essere solido e per rendere solido
quello europeo, sui Comuni e sulle Province.
Se questo è un
obiettivo auspicabile, per renderlo credibile ed attuabile serve
poi un progetto esecutivo, che trasformi il "cosa vogliamo" in "come lo
facciamo" ma questo è un tema tecnico-politico che possiamo affrontare solo
dopo che si sia definito bene cosa fare.
Gastone Losio, dirigente
industriale, Angera, VA, I - Francesco Forti, funzionario
cantonale svizzero, Bellinzona, TI, CH
23/06/98
MISSIONE E
STRATEGIA
OBBIETTIVI-STRATEGIA-FORMA
DELLO STATO
L'Italia è un
Paese con una Missione da compiere nel consesso delle Nazioni:
rispettare gli impegni
morali e materiali presi dal nostro Paese. Per adempiere a
questa missione il Paese si deve adeguare alle esigenze necessarie per
convivere democraticamente nel consesso delle Nazioni.
1. OBIETTIVI
- Il Mezzogiorno, da indirizzare strategicamente
verso la valorizzazione
delle potenzialità agricole, turistiche, culturali, per farne il luogo di
ricreazione per tutta l'Europa continentale.
- L'etica nella vita civile, dove occorre
affrontare e risolvere i problemi
della malavita organizzata nelle sue diverse forme e nei diversi contesti
nei quali alligna e si dirama.
- Il livello di vita degli abitanti dell'Italia,
il quale non deve essere
inferiore al livelli di povertà per almeno il 90% dei residenti da almeno 3
anni.
- L'Italia in Europa, da ricollocare
con adeguato peso morale politico
economico.
2. STRATEGIA
Per raggiungere questi
scopi il Paese si deve rinnovare nella sua forma di Stato,
nella sua struttura politica, amministrativa e giuridica.
- Forma-Stato
Sistema di governo di Repubblica Federale
- Struttura Politica
Un chiaro indirizzo verso il bipolarismo
- Struttura Amministrativa
Amministrazione indirizzata dal livello più basso degli enti territoriali
tramite la partecipazione del popolo sovrano verso i livelli più alti che
culminano nel governo federale e le sue istituzioni costituzionali
(Camera, Senato, Presidente/Primo Ministro e struttura giuridica
federale).
- Struttura Giuridica
L'amministrazione della giustizia, inclusi tutti i servizi di pubblica
sicurezza, anch'essa indirizzata dal livello più basso degli enti territoriali
tramite la partecipazione del popolo sovrano verso i livelli piu' alti che
culminano nel governo federale e le sue istituzioni costituzionali (
Camera, Senato, Presidente/Primo Ministro e struttura giuridica
federale).
In particolare riteniamo
opportuno sottolineare l'importanza di una nuova
forma federale dello Stato per il raggiungimento degli obiettivi.
3. FORMA DELLO
STATO
L'Italia sulla scorta
delle esperienze delle sue realtà locali, si dà una struttura
federale in tre livelli:
- Stato
- Realtà locali delle 100 Città
- Realtà locali dei Comuni
Ciascuna realtà
con specifiche e non ridondanti competenza politiche,
amministrative ed autonome fonti di finanziamento.
Da questo scaturisce
che:
- Chiediamo una Repubblica Federale perché
più livelli di governo
rappresentano una maggiore garanzia di democrazia e di partecipazione
dei cittadini alla vita pubblica.
- Chiediamo una Repubblica Federale perché
riteniamo che la
cooperazione tra territori dotati di ampia autonomia politica,
amministrativa e finanziaria, sia la base del rilancio economico del
Mezzogiorno e la fine dei forti divari economici nazionali.
- Chiediamo una Repubblica Federale in cui il
governo locale del
territorio sia, con i Comuni, la base del vivere comune ed il centro della
vita politica della nazione.
- Chiediamo una Repubblica Federale perché
solo così può essere
veramente attuato il principio di sussidiarietà, principio che affida le
competenze alle sovranità politiche partendo sempre da quelle più
vicine ai cittadini.
- Chiediamo una Repubblica Federale in cui ogni
sovranità sia autonoma
nel finanziamento delle attività di sua competenza ed in cui la solidarietà
sia sempre presente per compensare i forti squilibri attuali.
- Chiediamo una Repubblica Federale in cui il
potere di modificare le
regole costituzionali, compresa la distribuzione delle competenze, spetti
in ultima analisi sempre ai cittadini.
- Chiediamo una Repubblica Federale in cui ogni
sovranità, locale o
centrale, veda equamente rappresentati i poteri legislativo, esecutivo e
giudiziario.
I promotori:
Gastone Bianchi/USA +
Giovanni Baruzzi/D
Francesco Forti/CH
Gastone Losio/I