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GāmbaraGeografia Sup. Kmq 31,13; alt. da
m 37 a m 51 s.m.; frazioni: Corvione; ab. (gambaresi) 4.289; dist.Km 35; tel.
030; c.a.p. 25020.
NOTE STORICHELa zona, che č sita tra il castellaro di Gottolengo e l'area della cultura di Remedello, fu abitata giā in epoca preistorica, come dimostrano i reperti. Vi furono trovate anche tombe galliche, in una delle quali era un amuleto egiziano. Numerosi anche i reperti romani, tra i quali, rinvenuta nel 1972 sotto il sagrato della parrocchiale, un'ara cilindrica di Lucio Clodio. Sopravvivono leggende di una capra d'oro sepolta nella zona e sull'origine dell'odierna Gāmbara sulle rovine di Bodriaco, il "vicus" sulla via Postumia dove nel 69 d.C. Ottone, Vitellio e Vespasiano si contesero l'impero. Dall'importante pieve di San Salvatore, costituitasi nel sec.VI al Corvione, dipendevano undici basiliche, ma l'importanza della frazione sub", fin dall'epoca barbarica e longobarda, la forte concorrenza del borgo che cresceva, sulla destra della Gāmbara, intorno alla cappella di Santa Maria della Neve. Nel 766 i Franchi di Carlo Magno devastarono Gāmbara. Nel 936 l'abbazia di Leno, proprietaria delle terre, le dava in feudo alla famiglia discendente dal germanico Ancelao, meritevole di aver difeso il monastero durante le invasioni ungare. Tale famiglia prese il nome dal paese: Gāmbara. Risale a quell'epoca la costruzione del castello, che giā nel Rinascimento era ridotto a semplice "casamento" e decadde ulteriormente nei secoli successivi. Furono i monaci di Leno a iniziare la bonifica e, probabilmente, a fondare la cappella di San Pietro, che fu centro della crescita del nuovo villaggio, sul quale il vescovo di Brescia rivendicō a lungo la propria giurisdizione ecclesiastica, venendo a contrasto con l'abate di Leno. Nel 1154 alla dieta di Roncaglia Federico Barbarossa diede ragione all'abbazia di Leno (scontentando papa Adriano IV, che era a favore del vescovo Raimondo) e le accordō la giurisdizione sulle due chiese di Gāmbara: Santa Maria e San Pietro. Nel 1158 il Barbarossa incendiō il paese. Nel 1163 il vescovo Raimondo effettuō una visita pastorale dimostrativa alle due chiese. Cosė", e ancora fino alla fine del secolo, Gāmbara fu uno dei tanti teatri della lotta tra papato e impero per le investiture. Alla decadenza dell'abbazia di Leno la famiglia Gāmbara divenne proprietaria di gran parte dei beni e per questo entrō in conflitto con Brescia, che aveva delle rivendicazioni. Nel 1237 il castello fu distrutto dall'esercito di Federico II, che qui e a Pralboino - dice la tradizione - prelevō i prigionieri che uccise poi a titolo dimostrativo sotto le mura della cittā. Nel 1258 i ghibellini, alleati con Ezzelino da Romano, sconfissero a Gāmbara i guelfi, facendo illustri prigionieri: il vescovo di Brescia Cavalcano de Salis, i podestā di Mantova e di Verona, il vescovo di quest'ultima cittā, l'arcivescovo di Ravenna. I guelfi si vendicarono molti anni dopo (1319-20), radendo al suolo il castello e il paese e affermando la giurisdizione di Brescia sulla zona, per vendicarsi contro la famiglia ghibellina dei Gāmbara. Ma questa non cessō di acquistare potenza e nel 1371 tutte le terre di Gāmbara furono nelle mani di Federico Gāmbara, che acquistō altri mille piō e s'impadronė" della seriola Gambarella e del Redone per installarvi mulini e segherie. Nel 1397 papa Bonifacio IX accordō a Federico Gāmbara il possesso dei beni dipendenti dal duomo e nel 1404 i Visconti lo esonerarono dalle tasse. Nel 1427, quando Carmagnola occupō il paese, i rappresentanti del comune giurarono fedeltā a Venezia. I Gāmbara mantennero il loro feudo. I gambaresi uccisero nel 1451 il conte Federico, ma i beni furono restituiti al nipote di questi, Brunoro, il quale nel 1464 cedette al comune il mulino sulla seriola in cambio di un ampliamento delle proprie terre. Nonostante la fedeltā dei Gāmbara a Venezia durante l'occupazione del paese da parte del Piccinino (1438-41), Marsilio Gāmbara, che aveva avuto la giurisdizione sul territorio, dovette sopportare che il 10 luglio 1448 Brescia mandasse un proprio vicario. Il paese fu ancora occupato dai milanesi nel 1452. I nobili bresciani nominati vicari rifiutavano il pių delle volte l'incarico, pur dovendo pagare un'ammenda, per evitare di scontrarsi con gli interessi dei Gāmbara. L'inizio del '500 vide numerosi passaggi di truppe: nel 1512 quelle francesi di La Palisse; nel 1513 il ritorno dei veneti con Bartolomeo Alviano; nel 1516 l'imperatore Massimiliano I e di nuovo gli imperiali nel 1529. Nel 1571 Lucrezio e Nicolō Gāmbara parteciparono alla battaglia di Lepanto contro i Turchi, con uomini del paese. E' ricordata una contesa tra Gāmbara e Gottolengo, iniziata nella seconda metā del '500 e conclusa solo nel 1741 con l'intervento addirittura del Consiglio dei Dieci, per l'uso dell'acqua della seriola Gambarella. Nel 1610 il rettore veneto Giovanni da Lezze conta a Gāmbara 900 abitanti: "La maggior parte delle persone si sostentano col lavorar alla campagna, non essendovi traffici né edifici". Dal 1620 al 1630, durante la guerra per il ducato di Mantova, Gāmbara subė le angherie delle truppe, in particolare spagnole e tedesche, che vi stazionarono. Nel 1630 la peste dimezzō la popolazione. Nel 1701-02, durante la guerra di successione spagnola, il passaggio degli imperiali di Eugenio di Savoia recō danni al paese. Nel 1800 il generale napoleonico Suchet pose il proprio quartiere a Gāmbara. Tra i gambaresi illustri si ricordano il notaio Giuseppe Allegri (1821-65), socio dell'Ateneo di Brescia, letterato. E Dante Cusi (1848-1932), che cercō fortuna oltre oceano e creō in Messico un'azienda agricola di 35 mila ettari. Donō a Gāmbara la casa di risposo. IL NOME deriverebbe da quello della valchiria Gāmbara, sacra al popolo longobardo e che i longobardi veneravano in questi luoghi. Di qui ebbe origine la nobile famiglia Gāmbara. Corvione sembra si chiamasse in epoca romana Vernico, dal nome del proprietario "Varrone". CENNI ARTISTICIChiesa dei Santi Gottardo e Lorenzoin localitā Volte. La prima pietra fu posta nel 1494 dove probabilmente giā esisteva un'altra chiesa. Fu ampliata nel 1819 e restaurata pių volte fino alla ricostruzione, risalente al 1971. Santuario della Madonna della Neve ricostruita con una sola navata (prima ne aveva tre) alla fine del '500. Nel 1679 fu ampliato il coro; nell'800 la navata fu allungata di una campata. Contiene due acquasantiere del 1697, tele di Antonio Paglia e di Pietro Marone, un organo Tonoli (1880) impreziosito da una cornice barocca. Interessante la cantoria. Il campanile, ricostruito dopo una parziale demolizione nel 1559, fu in varie riprese abitazione di monaci, prigione, torre di vedetta ad uso delle guardie comunali. Chiesa della Disciplina Rimane ben poco dell'edificio che si trovava nelle mura del castello: una sala principale e il soffitto a travi della cucina. Nel 1610 il Lezze descriveva il palazzo "giā con le mura in parte ruinose", ricordandone "la porta con il ponte et anco la fossa attorno spianta". Ex chiesa di Sant'Antonio da Padova
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