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Gāmbara, il nome, il paese, la famiglia, nel mito, nella
storia...
L'Architettura dei Gāmbara
Brescia
Palazzo Gāmbara,
Verolanuova (Brescia)
NOTE STORICHE
della Famiglia Gāmbara
L'antica parrocchiale di S.Lorenzo e la nuova collegiata di
Verola Alghise
La monumentale parrocchiale di S.Lorenzo in Verolanuova
venne consacrata dal vescovo di Brescia Marco Morosini il 30 giugno 1647, ed a
memoria del solenne avvenimento resta, murata in sagrestia, la seguente
epigrafe: "Ecclesiam hanc / Collegiatam insignem Par. ac Praep. / In hon.
S. Laurentii ac Antonii de P. / Marcus Maurocenus Brixiae
Episcopus / Die XXX Junii MDCXLVII consecravit / Dedicationis vero diem ad II
Julii Dom. / Singulis annis celebrandam decrevit".
Il tempio sostituė quello pių antico dello stesso titolo, le cui dimensioni e
condizioni di funzionalitā e decoro risultavano ancora nella seconda metā del
Cinquecento troppo modeste rispetto all'aumentata popolazione e inadeguate alle
necessitā liturgiche e pastorali sollecitate dalle direttive sancite dal
Concilio di Trento. Non va inoltre dimenticato che la
prepositura di Verola Alghise, come allora si chiamava il borgo, era
giuspatronato dei Conti Gāmbara e che, cedendo alle istanze del prevosto del
tempo, cardinale Uberto Gāmbara (fratello della pių nota
poetessa Veronica), Paolo III nel 1534 aveva eretto la chiesa verolese in
collegiata insigne, con tutti gli oneri e privilegi connessi a tale
riconoscimento: tra questi, rendite di benificio necessarie a sostenere i
canonici, prima quattro, ma a partire dal 1561 sei, ed il vicario, la funzione
del quale era di sostituire chi, investito del benificio prepositurale, (quasi
sempre di casa Gāmbara o di suo gradimento), non poteva assolvere alla cura
d'anime perché impegnato in pių alti e gratificanti incarichi curiali a Roma o
altrove. Per conseguire tale onore, che in realtā vincolava
maggiormente le vicende della parrocchia a quelle del casato, Uberto
ed il fratello Brunoro, feudatario di Verola, avevano investito
somme considerevoli per adeguare le rendite del benificio alla nuova situazione
e per restaurare la vecchia chiesa. Tuttavia tra il manifestarsi ed il definirsi
di queste varie esigenze di spazio e di funzioni e la determinazione che portō
la comunitā verolese e la famiglia Gāmbara ad intraprendere i notevoli sforzi
economici e organizzativi necessari per una nuova costruzione trascorsero vari
decenni, come del resto un lasso di quattordici anni divide la posa della prima
pietra, avvenuta il 10 agosto 1633, dalla solenne consacrazione celebrata
nell'epigrafe, che peraltro non significō la conclusione
dell'impresa. Infatti, dopo aver pensato in un primo
tempo di riattare con opportuni ampliamenti l'edificio parrocchiale esistente,
era stata accolta la soluzione alternativa e si era proceduto con il rito
simbolico della prima pietra (che sicuramente sarā stata angolare), smurata
dalla sede antica, ad evidenziare la continuitā pastorale e culturale,
continuitā destinata a sostanziarsi di pių significativi e funzionali elementi
nel trasferimento dell'intitolazione a S.Lorenzo, nella riproposta ai nuovi
altari, di altri titoli giā venerati, come quelli del SS.Sacramento,
dell'Immacolata Concezione, delle Sante Caterina, Lucia, Apollonia. Nessuna
demolizione parziale o totale quindi, dell'antica parrocchiale, ma scelta di
"altro" sito.
Palazzo Gāmbara

Al cinquecento risale il Palazzo
Gāmbara, attuale sede del Municipio, con le splendide sale affrescate
(presumibilmente dal Malosso) al piano terra e la galleria col soffitto ligneo
decorato al primo piano.Nella Basilica di S.Lorenzo, opera seicentesca dei
fratelli Antonio e Domenico Comino, sono contenuti alcuni capolavori della
pittura veneta e lombarda.
Pralboino (Brescia)
NOTE STORICHE della
Famiglia Gāmbara
Il territorio appartenne all'abbazia di Leno, che intorno al 900
diede molte terre di Gāmbara e Pralboino al germanico Ancelao. Alla fine del
sec.XII nella chiesa battesimale di Pralboino, soggetta all'abate lenese, si
amministravano i sacramenti. La famiglia Gāmbara č protagonista di molte
vicende del paese, dove nel 1050 nacque Alghisio Gāmbara,
ricordato tra i combattenti della lega lombarda. Intorno al castello dei
Gāmbara, stabilitisi definitivamente qui verso il 1200, crebbe il paese, chiuso
in una cinta di mura. Nello stesso tempo gli abitanti si costituirono in libero
comune, rivendicando l'autonomia dall'abbazia di Leno e difendendosi dalle
pretese territoriali dei Gāmbara. Il consiglio comunale era formato da dodici
membri: quattro rappresentavano i dipendenti dei nobili, quattro i poveri e
quattro i possidenti.
Nel 1237 líimperatore Federico II síimpossessō del castello.
Al 1404 risale la sfortunata spedizione di Pietro Gāmbara,
alla testa di 9 mila ghibellini bresciani e cremonesi e col sostegno dei
Visconti, per impadronirsi di Brescia. Poco dopo i guelfi fecero assassinare il
Gāmbara, la cui famiglia, per buona parte del ë400, oscillō tra Venezia e
Milano, stati dei quali Pralboino si trovō pių volte a ospitare gli eserciti.
Nel primo estimo redatto sotto la Serenissima risultavano
presenti ben 42 cittadini bresciani e 135 agricoltori piccoli proprietari,
incoraggiati dal comune per promuovere la bonifica del territorio. Nel 1500 si
rafforzō la fedeltā dei Gāmbara a Venezia: furono impegnati nel
sorvegliare i confini con Cremona e Mantova e nel procurare soldati da inviare,
ad esempio nel 1571 contro i Turchi a Cipro e a Lepanto.
Ma non di sole armi viveva la famiglia, che allíinizio del 1500
introdusse líallevamento del baco da seta: a inviare i gelsi da piantare fu
nientemeno líumanista veneto Gian Giorgio Trissino, come attesta una lettera di
ringraziamento inviatagli il 21 marzo 1506 da Alda Gāmbara. Da
una lettera della sorella di questa, Dorotea, si apprende che
nel Bresciano a metā del secolo i gelsi erano diventati milioni. Queste
volitive donne dei Gāmbara, compresa Emilia, che nel 1541 si
occupō delle acque del Mella deviandone il corso a scopo di irrigazione, hanno
la pių nota rappresentante nella poetessa Veronica Gāmbara (Pralboino
1485 - Correggio 1550), che sposō il marchese Gilberto X di Correggio e diede
vita a un cenacolo di artisti e poeti.
Suo padre, Gianfrancesco Gāmbara, introdusse
nel 1530 il torchio da stampa, chiamando a lavorarvi dei tipografi: la
tipografia di palazzo Gāmbara scomparve insieme alla biblioteca in un rogo
intorno al 1560, ma ne sorse presto una seconda, promossa da alcuni giovani del
luogo, dedita alla diffusione di libri luterani, che a Brescia non si potevano
stampare. Le cronache riportano líuccisione, nel 1599, del conte Alessandro
Gāmbara. Fu di Pralboino Dionisio Baldo (morto nel 1598 a Palmanova),
ingegnere militare della Serenissima, che progettō palazzo Gāmbara a
Verolanuova.
Nel suo Catastico (1610) il rettore veneto Giovanni da Lezze
descrive il castello con ponte levatoio e muraglie, in parte in rovina, intorno
alla rocca. Gli abitanti erano 3 mila. La campagna pralboinese era fertile 'de
pan, vin, legne, lin et altroî, tanto che 'ne avanza in molta quantitā, la
quale si porta a Brescia. Nel territorio erano due boschi, uno dei Gāmbara e
líaltro del comune, e nove ruote di mulino. Le fortune dei Gāmbara nella zona
terminarono alla fine del 1700.
Palazzo Gāmbara, oggi Pellegrini,
in buona parte ricostruito nel 1600, sorge sul luogo del castello trecentesco,
che nel 1516 diede sontuosa ospitalitā allíimperatore Massimiliano díAsburgo.
Nel 1782-90, su incarico di Alemanno Gāmbara, reduce da
ventíanni di bando inflittigli dalla Repubblica veneta, líabate Gasparo
Turbini ricostruė completamente líedificio, conservando alcuni locali del
piano terreno, riconoscibili dalle volte. Le facciate che danno allíesterno
sono semplici, con spesse finestre sormontate da timpano e alternate con lesene
in stucco. Gli spigoli sono bugnati fino al cornicione, solo interrotti dalle
fasce marcapiano. La facciata a ovest ha un doppio portale díingresso, con un
lungo balcone in pietra e quattro lesene che sorreggono esteticamente un
frontone triangolare con panoplia e tre obelischi in pietra. Il cortile č
chiuso su tre lati da un porticato di solide colonne toscane. Benché forse
progettato, manca uno scalone. Al primo piano del lato nord vi sono tre sale con
volte a spicchi e decorazioni barocche semicancellate, con medaglioni al centro.
Neoclassiche, a foglie palustri, tendaggi e trofei, le decorazioni della
galleria sopra il portico e di altre due sale.
Casa Sironi, del 1600, con pianta a U incompiuta, al
limitare settentrionale di una vasta area verde. Decorato il salone al pian
terreno e interessante líex stalla per i cavalli, a sud dellíattuale
municipio, che probabilmente faceva parte del palazzo Gāmbara.
Bedizzole (Brescia)

Palazzo Gāmbara, a San Vito, del '600,
tarsformato in albergo di lusso.
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Venezia
Vedi note
introduttive sulla famiglia Gāmbara
Palazzo Mocenigo Gāmbara -
Situato quasi di fronte a Palazzo Pisani, sulla riva destra del Canale,
era una costruzione gotica finché non venne ristrutturato nel Seicento;
la sua facciata lineare e pulita č tardo rinascimentale pių che
barocca. Fra le sue mura, quando erano ancora in forme gotiche, nacque
il "capitano generale da mar" Lazzaro Mocenigo, eroe degno di
una tragedia alfieriana, uno dei pių ardimentosi ammiragli della
Repubblica. Morė a soli 33 anni, nel luglio del 1657, sgominando i
turchi dai Dardanelli. La famiglia Gāmbara, giā resa celebre nel
Cinquecento da Veronica, poetessa e signora di Correggio, acquisė il
palazzo nel 1678. Oggi, integralmente ristrutturato all'interno in modo
da essere adibito a centro congressi, esso č sede di rappresentanza
dell'Unione Industriali della provincia di Venezia. Lampadari, stucchi,
affreschi, mobili d'epoca si sposano in modo sorprendente ma armonioso a
tavoli per riunioni, televisioni a circuito chiuso, caffetteria,
impianti di traduzione simultanea per congressi.
Apparentemente, un sistema facile per godere il Canal Grande vedendolo
dagli interni č quello di introdursi nei musei che hanno eletto sede
nei palazzi signorili.. Errore. La Collezione Peggy Guggenheim (cioč
Palazzo Venier dei Leoni), Palazzo Grassi, la Galleria d'Arte Moderna
(cioč Ca' Pesaro), il Museo di Storia Naturale (cioč il Fondaco dei
Turchi, un edificio bello che č stato ricostruito nell'Ottocento
ispirandosi allo stile passato) sono serto interessanti per quello che
espongono, ma fungono da puri contenitori. Tuttalpių puō essere
divertente gettare un'occhiata verso il Canale da una finestra, ma manca
il legame fra lo spettacolo della via d'acqua e l'arredamento, gli
affreschi, gli arazzi. |

card. Giovanni Francesco Gāmbara.
Bagnaia (Viterbo)
(a 440 mt s.l.m. a 4 km da Viterbo)
Villa Lante: Giardini all'italiana,
particolare - Arrivati nella piazza principale si ha la
visione di due borghi ben distinti; oltre l'alta torre dell'orologio
sorge l'antico borgo medievale e di fronte la cittā rinascimentale.
Superata la porta che attraversa le mura si ha subito l'impressione di
tornare indietro nei secoli e riscoprire l'antico Castrum Balneariae
costruito su una lingua di terra lambita da profonde pareti di roccia
che calano nelle gole.
Per l'aria cosė salubre, e per la vita serena che vi si svolgeva,
Bagnaia fu scelta per i soggiorni estivi del vescovo.
Fu il Conte del Monte, avendo ricevuto Bagnaia da suo fratello Giulio
III, ad iniziare la costruzione del nuovo borgo, che sarebbe sorto tra
quello medievale e la nuova Villa, con nobili palazzi ed ampie strade.
Il periodo di massimo splendore fu raggiunto nel 1566, quando il paese
passō al card. Giovanni Francesco Gāmbara.
Egli fece realizzare i mille giochi d'acqua, che dal monte arrivavano ai
meravigliosi giardini e fece decorare le stanze della Villa da nomi
illustri del periodo: Zuccari, Raffaellino da Reggio, Tempesta e
Lombardelli. Successivamente la Villa appartenne a vari cardinali fino
al duca Ippolito Lante, dal quale prese il nome attuale.
Villa Lante č definita un pregiatissimo esempio di architettura
cinquecentesca, arricchita dai meravigliosi giardini all'italiana.
Fu fatta costruire dal card. Gāmbara su un probabile progetto del
Vignola. Percorrendo gli itinerari si scoprono leggiadre fontane, vasche
decorate, cascate e giochi d'acqua che dal terrazzo pių alto del parco,
reso alquanto suggestivo dalla Fontana del Diluvio, ricoperta da una
lussureggiante vegetazione, scendono al giardino sottostante la villa.
Nel progetto era prevista la costruzione delle due ville, ma solo una fu
fatta costruire, nel 1566, dal card. Gāmbara.
All'interno conserva meravigliosi soffitti a cassettoni, stucchi ed
affreschi pregiati, alcuni raffiguranti Villa D'Este, il Palazzo
Farnese di Caprarola, il Palazzo di Capodimonte
e Villa Lante come era all'origine. L'altra villa, chiamata Palazzina
Montalto, per il nome del cardinale che la fece costruire, venne
terminata nel 1590 con affreschi di vari autori ed un importante
soffitto a cassettoni decorato.
Ristorante Villa Gāmbara,
si trova a 30 metri dalla splendida Villa Lante. La cucina offre menu
semplici o ricercati, a base di carne o di pesce. Il menu puō essere
libero oppure, previo accordo e prenotazione, potrete scegliere tra
quattro menu ricercati, tutti dalle 25.000 alle 30.000. Volendo pizze
anche a pranzo. Il locale č caratteristico e, oltre alla grande
accoglienza e cordialitā, troverete una lunga lista di ottimi vini. Per
questi motivi č stato scelto dal Principe Carlo dí Inghilterra che da
ormai cinque anni č cliente abituale durante le sue permanenze a
Viterbo.
Via Jacopo Barozzi, 36 Bagnaia VT - Tel.
0761-28918 |
Cesare Gāmbara
Milzano (Brescia) Parrocchiale
di San Biagio vescovo, del '500, a tre navate. La chiesa assomiglia al duomo di
Tortona (Piemonte), costruito quando era vescovo di quella cittā un Cesare
Gāmbara che aveva anche in commenda il beneficio di Milzano. Vi sono custoditi
dipinti di Paolo da Caylina e di Andrea Celesti.
TUTTO
SUGLI EX-LIBRIS .... a cura di .... Enzo PELLAI
III° Parte
Furono gli artisti di area Tedesca a produrre i primi emblemi a stampa da
applicare sui libri. In Germania, dopo l' invenzione di Gutemberg, la
collaborazione fra stampatori e artisti fu immediata e ampia. Accanto alle
tipografie erano sorte anche delle botteghe, dove degli artefici specializati
riproducevano su legno o su metallo i disegni inventati appositamente per questo
scopo. Gli Stessi grandi maestri (si ricordi Dųrer per tutti) erano abili
xilografi e bulinisti e fra le tante loro creazioni sono da annoverare gli
exlibris. Gli studiosi dell' exlibris antico riferiscono che il primo exlibris a
stampa fu quello intitolato a Hans Ingler cappellano della famiglia bavarese Von
Schoenstett eseguito intorno al 1480, seguito, nei decenni successivi da quelli
creati da Durer e da altri artisti.
In Italia il primato č conteso fra quello del vescovo di Tortona, Cesare
Gāmbara (1540) e quello, pių recentemente descritto da Egisto Biagaglia di
Bernardo Clesio, probabilmente eseguito intorno al 1530....
Maffeo Gāmbara
BUSALLA - S. GIORGIO - CENNI
STORICI
La chiesa pių antica dei busallesi č detta di San Giorgio de Ceta; dal 966 era
dipendente dal cenobio di S. Michele di Chiusa in Torino e non si sa quando tal
soggezione ebbe termine.
Anteriormente al 1196 i busallesi fondano una chiesa detta di San Giorgio di
Sarissola "seu de Buzala" e non si sa se fu ricostruzione della
precedente o nuova costruzione; dipendente dal vescovo di Tortona,
promiscuamente si chiamo cosė: di Sarissola o Busalla.
Il 22 agosto 1596 ottenevano facoltā dal vescovo di Tortona, Maffeo Gāmbara,
di costruirsi una chiesa nuova.

from 29.09.2002
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