|
|
|
|
![]() Fonte iconografica: APT del Bresciano |
Il rinascimentale
Palazzo Martinengo da Barco č sede della Pinacoteca Civica Tosio
Martinengo, una delle pių importanti della Lombardia. Vi si conservano
importanti dipinti di Raffaello, Savoldo, Lorenzo Lotto, Tintoretto,
Palma il Giovane, Bernardino Campi, Arcimboldo, Sofonisba Anguissola,
Agostino Carracci, Lattanzio Gāmbara, Vincenzo Foppa, Romanino, Moretto
oltre a numerose opere di artisti dell'ottocento, del novecento e
contemporanei
sala XI - La grande pittura del
Rinascimento a Brescia (serie di pale daltare e di grandi affreschi,
da Paolo da Caylina il Giovane a Romanino, Moretto e Lattanzio Gāmbara); |
Palazzo Avogadro, oggi Spada (privato, al n.102 di via Solferino sulla strada per Corticelle Pieve), edificato per volere del condottiero Camillo Avogadro nel 1560, di mole quadrata, fortificato e senza cortile, č munito di fossato inondabile e ponte levatoio. All'interno affreschi di Lattanzio Gāmbara e, nel salone delle feste, di Grazio Cossali.
Ex casa Bonardi, del '500-600, presso l'oratorio di San Nicola da Tolentino, con affreschi di soggetto mitologico attribuiti a Lattanzio Gāmbara.
Rimane da segnalare, oltre alla chiesa di S.Rocco, iniziata verso la fine del quattrocento e rivestita nel settecento di un'elegante struttura barocca, il cinquecentesco Palazzo Maggi di Cadignano, luogo natale di Agostino Gallo, che contiene pregevoli affreschi di Lattanzio Gāmbara.
Chiesa di San Giuseppe, eretta nel 1516 nel rione Borgo. Allíinterno una tela di Camillo Rama, una Madonna con Santi di Pietro da Marone e una Maternitā di Luca Mombello. Sono andati perduti gli affreschi del Gāmbara nella cappella di San Giovanni.
Palazzo Martinengo, sorge a fianco della rocca. La facciata verso monte, dovíera líingresso, presenta due torri con cornicione a grandi mensole. Sopra la porta padronale creata dagli attuali proprietari č murata líaquila dei Martinengo. Rifacimenti del secolo scorso hanno falsato le originarie linee medievali dellíedificio. Allíinterno affreschi del Gāmbara.
Palazzo Moro-De Giuli, del 1500, ha sulla facciata principale tre alte arcate con pilastri in cotto: č di cotto anche il bugnato che incornicia gli archi. Al primo piano un balcone con colonnine in pietra. Sotto il porticato tracce di affreschi: paesaggi nelle lunette in alto. Nel salone un grande camino in pietra con mensole laterali terminanti in branca di leone e resti di affreschi (forse del Gāmbara) sul soffitto, rappresentanti líAbbondanza con la cornucopia e piccoli paesaggi.
Palazzo (piccolo) Calini-Maggi della Gradella, eretto intorno al 1550 senza intenti decorativi, come mostrano la forma alta e massiccia e il non ricorso alla pietra: i pilastri del porticato sono in cotto e gli stipiti delle finestre in stucco. Nel salone il classico camino e affreschi cinquecenteschi di Lattanzio Gāmbara. Nel 1697-1706 il conte Vincenzo Calini riprese i lavori. All'estinzione della famiglia (ramo di Calino) il palazzo passō ai Maggi, che ne erano parenti.
Palazzo Maggi, della metā del '500, il cui progetto č attribuito addirittura a Giulio Romano, con probabili interventi di Ludovico Beretta. Ha proporzioni rinascimentali e due sale affrescate da Lattanzio Gāmbara. Nel 1660 Giulia Maggi lo portō in dote alla famiglia del marito, Guarino Gandini; dai primi dell'800 passō in diverse mani (Garbelli, Provezza, Gatti).
Palazzo Lechi (in fondo alla porticata via Roma), costruito nel 1723-30 con aspetto di castello, ha solo due delle torri previste dal progetto, perché i due primi proprietari, i fratelli Giovanni Maria junior e don Carlo, abate di San Martino, della famiglia Polini, si resero conto - come dice Fausto Lechi - "che era inutile costruire un'abitazione enorme per una piccola famiglia". La dimora ha comunque uno scalone e varie sale; il grande cortile ha, su due lati, ali pių basse del corpo centrale, con portico, destinate a immagazzinare i prodotti della terra e terminanti con due torri colombaie. La famiglia Polini acquistō terre a Calvisano durante il '500, rivaleggiando per importanza con i Gāmbara e con gli Schilini. Durante la peste del 1630 Giacomo Filippo Schilini - che aveva la giurisdizione sulle controversie tra gli abitanti - distribu" alla gente il proprio aceto di vin santo come medicamento. La peste scomparve e la grazia č ricordata nel palazzo da un affresco con il Polini che innalza all'altare il suo voto, dal famoso aceto tuttora conservato in un bariletto con la data su una placchetta, e da una lapide posta nell'ottobre del 1630.
La biblioteca della Fondazione Ugo da Como ospita 52.000 volumi, 405 incunaboli, 470 manoscritti e codici miniati rarissimi, 49 lettere che Ugo Foscolo scrisse a Marzia Martinengo, disegni di Lattanzio Gāmbara e del Tiepolo, pergamene e stampe che vanno dal XIII al XVIII secolo. Il cosiddetto Salottino della Signora e lo studio del Senatore evidenziano la passione e la cura del collezionista Da Como; in questi ambienti infatti, e in parte nello Studiolo, nella Sala della Vittoria, nella Sala Bresciana si puō godere la mirabile raccolta di ritratti in miniatura.
Abbazia olivetana di San Nicola. Un priorato cluniacense sorse nel 1090-95, originariamente dedicato a San Pietro (cíera forse giā una chiesa di tal nome, fondata, secondo la leggenda, da Carlo Magno); giā in un atto del 24 settembre 1109 compare líintitolazione a San Nicola, che in seguito si alternerā o sommerā a quella primitiva. Una serie di donazioni e acquisizioni consolidō rapidamente le proprietā in zona del priorato cluniacense, che perō iniziō a decadere dal sec.XIII: nel 1277 víerano solo tre monaci e dopo il 1288 il priore non risiedette pių a Rodengo. Del monastero cluniacense nulla resta - anche se gli edifici olivetani potrebbero nasconderne qualche traccia -, salvo líassetto agricolo assunto dal territorio ad opera dei monaci. Nel 1446 papa Eugenio IV (il veneziano riformatore Condulmer) assegnava il monastero agli Olivetani, che nel 1490 consacrarono la chiesa. Entro il secolo erano probabilmente completati anche i chiostri: pių antico quello occidentale; di fine 1400 il meridionale; rifatto nel 1560-70 (a causa dellíampliamento dei piani superiori) quello attiguo alla chiesa. In questa fase fu completato e decorato anche il grande refettorio. Nellíabside della chiesa víerano affreschi del Foppa, andati persi durante le modifiche apportate nel 1700. Nel 1496 entrō nel monastero, col nome di fra Raffaele da Brescia, líintarsiatore Roberto da Marone, autore del leggio - eseguito su cartoni del Romanino - oggi custodito nella Pinacoteca Tosio-Martinengo a Brescia. Sono invece di Cristoforo Rocchi (1480) le tarsie del coro. Intorno al 1538 Romanino fu chiamato ad affrescare i chiostri: adiacente al lato ovest del terzo chiostro č un ambiente dove sono una Madonna col Bambino e un Gesų con la Samaritana. Poi Gāmbara affrescō líatrio del refettorio. Nel 1588 Pietro da Marone lavorō nei chiostri e nei corridoi e nel 1608 Grazio Cossali dipinse nel refettorio. Nella chiesa č la tela del Moretto coi Santi Pietro e Paolo. Tra i monaci di Rodengo ebbe fama Ramiro Rampinelli (Gardone Valtrompia 1697 - Milano 1759), matematico (insegnō in tutta la Penisola) e autore di un trattato di ottica. Nel 1797 il Governo Provvisorio di Brescia decretō la soppressione del convento, la cui opera di restauro fu avviata nel 1969 col ritorno degli Olivetani.
Il Museo Camuno si trova al secondo piano di Villa Ronchi sede del Municipio. E' costituito da 5 sale e un lungo corridoio-

testa femminile attribuita a Lattanzio Gāmbara (Brescia 1530 c.-Brescia
1574) affresco cm 46 x 37
Al periodo veneziano risalgono molti
edifici e le opere d'arte di cui Asola č ricca.
Sulla piazza principale l'imponente Chiesa Cattedrale dedicata
a Sant'Andrea č una costruzione tardogotica, datata 1472, sede vescovile fino
al 1818. Il solenne e austero interno a croce latina con tre navate č anche una
ricchissima pinacoteca comprendente un polittico quattrocentesco con preziosa
cornice gotica, il maggiore ciclo del Romanino, dipinti del Moretto, di Gandino,
di Lattanzio Gāmbara, di Palma il Giovane e altri, oltre a cicli di affreschi
del primo Cinquecento. Vi si ammira inoltre l'organo Serassi, protagonista in
maggio del Festival Internazionale d'Organo, dipinto dallo stesso Romanino, come
pure il pulpito.
Parma
|
Villa Pisani - Bella villa lungo il canale Battaglia attribuita al Palladium, costruita per Francesco Pisani. Presenta in facciata quattro pilastri di ordine gigante che reggono il frontone entro cui campeggia lo stemma della famiglia Pisani retto da due figure alate. All'interno nelle varie stanze affreschi giā realizzati prima del 1567, anno di morte del commitente, attribuiti a Lattanzio Gāmbara.
Villa Contarini - Č collocata ad occidente del
centro storico sulla cima del Colle Messano. Č uno dei pių celebri
monumenti asolani ed č composto di due corpi distinti ma intimamente
collegati: il cosiddetto "Fresco", costituito da una
scenografica facciata rivolta a settentrione e ben visibile dalla
contrada di S. Caterina, e dall'edificio della villa vera e propria sul
versante meridionale del colle. Le due parti sono collegate da una
galleria che fora la cima del Messano.Il complesso venne costruito dalla famiglia veneziana dei Surian nel 1558 e divenne di proprietā dei Contarini per passaggi di ereditā; passō poi all'inizio del 1800 nella mani di varie famiglie nobili venete: i Bragadini, i Soranzo e i Pasqualini per essere ceduta infine al Collegio Armeno dell'isola di San Lazzaro della laguna di Venezia e tornare di recente in proprietā di privati. All'epoca della costruzione della villa vanno riferiti gli affreschi con scene bibliche opera del bresciano Lattanzio Gāmbara che ancora ornano la facciata meridionale. |