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Gāmbara, il nome, il paese, la famiglia, nel mito, nella
storia...
Preistoria
L'alabarda di Gāmbara
La
regione sudorientale della provincia di Brescia, al confine con il Mantovano, č
stata, in passato, notevolmente copiosa di rinvenimenti preistorici. In
particolare i terrazzi che si affacciano sulla Seriola Gāmbara (fig.1), un
breve ma ricco corso d'acqua che trova le sue origini nelle risorgive della
media pianura, hanno restituito numerosi complessi sepolcrali di inumati
dell'etā del Rame*, spesso attribuiti alla Cultura di Remedello* che fiorė in
questa regione durante la seconda metā del quinto millennio BP*. L'alabarda* di
Gāmbara (fig.3) venne raccolta, nel 1908, in una cava di ghiaia. Le notizie del
ritrovamento sono incerte, ma non si puō escludere che questo strumento in rame
facesse parte del corredo della sepoltura di un inumato. Si tratta della lama,
perfettamente conservata, di un'alabarda in rame, lunga ben 354 millimetri e
larga 79, con il tagliente superiore quasi rettilineo e quello inferiore ad
andamento sinuoso. La lama, fornita di una spessa costolatura mediana, di
rinforzo, doveva essere stata immanicata, mediante l'impiego di tre ribattini,
in modo da restare bloccata in posizione leggermente obliqua rispetto
all'impugnatura, seguendo il modello rappresentato nelle
incisioni rupestri dei
Corni Freschi presso Montecchio di Darfo e di
Monte Bego nelle Alpi meridionali
francesi (fig.4). Ai Corni Freschi, in particolare, un gruppo di ben nove
alabarde, identiche al nostro esemplare di Gāmbara, č inciso sulla roccia
(fig.2). Questa rappresentazione č particolarmente utile per conoscere con
esattezza il metodo d'impugnatura, quasi certamente su di un'asta in legno, a
profilo leggermente incurvato verso il basso e con la parte superiore provvista
di un'appendice proiettata verso l'aito, che veniva impiegato per l'utilizzo
dello strumento. Un esemplare abbastanza simile a quello di Gāmbara venne
raccolto in una cava di ghiaia aperta presso il
Castello di Villafranca
Veronese, nel 1913, alla profonditā di quasi quattro metri. In questo caso
l'oggetto faceva sicuramente parte del corredo di un inumato sepolto disteso,
che era stato deposto con uno splendido pettorale in lamina d'argento quasi puro
decorato con punti a sbalzo. Il pettorale di forma semilunare, era appoggiato
sul busto dell'individuo, mentre una punta di freccia peduncolata, in selce*
rossa, si trovava nei pressi del capo. Gli studi pių recenti sul problema della
alabarda, hanno chiarito che questo strumento fu in uso in Italia in due
momenti: il primo durante l'etā del Rame*, quando fa la sua comparsa sia al
nord, con la
Cultura di Remedello, che al centro, con quella
di Rinaldone*, che
al sud, con quella
del Gaudo*, sempre in contesti culturali noti principalmente
per la ricchezza dei loro sepolcreti; il secondo, durante l'antica etā del
Bronzo*, quando fanno la loro comparsa dei tipi leggermente diversi che
presentano confronti precisi con altri esemplari rinvenuti in Europa centrale.
Circa l'origine e la diffusione di queste alabarde, la discussione č ancora
aperta. Mentre sino agli anni Quaranta la problematica propendeva verso
un'origine spagnola, o italiana, o irlandese o centreuropea di queste armi,
l'opinione oggi pių avvalorata indicherebbe una loro invenzione italiana, forse
da ricercare in Toscana nell'ambito della
Cultura di Rinaldone, da cui sarebbero
poi state distribuite in altri paesi centroeuropei.
BIBLIOGRAFIA
Barfield L.H. 1969. Two italian halberds and the
question of the earliest european halberds, Origini 3: 67-83

1. La Seriola Gāmbara nei pressi del paese omonimo |

2. La roccia dei Corni Freschi presso Montecchio di Darfo (da Anati,
1982) |

3. L'alabarda di Gāmbara |

4. Rappresentazione di un'alabarda su di un'incisione rupestre di Monte
Bego |
Foto P. Biagi

from 29.09.2002
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