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Reinventing Italy con Zapping, 20 dicembre 2002
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| Chi tiferebbe per la squadra di calcio della Lombardia? Come si comportano i tifosi del Brescia quando la loro squadra gioca contro lAtalanta? Ahimè si ammazzano per eccesso di campanilismo, ma leccesso che è da condannare è una conferma dellesistenza del senso dellappartenenza alla provincia o alla città. | |
| Che cosa successe quando lamministrazione pubblica inserì le nuove targhe senza il contrassegno provinciale? Nessuno ha chiesto il contrassegno della regione, ma quello del Cantone, della provincia cioè, a furor di popolo o quasi. Lo stesso sta avvendo ora in Spagna. | |
| Ralph Dahrendorf, intervista al Corriere della Sera del 31/5/1997 quando si sperava nei lavori della Bicamerale: «Niente da dire sulla riforma della Costituzione. Ma non sono favorevole alle regioni. Sono un grande sostenitore del governo locale, ma non di quello regionale. Quello è solo un modo per trovare "posti ai ragazzi", lavori per i burocrati e i funzionari. Sono contrario al federalismo anche per la Scozia, che pure è una Nazione. E se guardiamo al regionalismo spagnolo, vediamo che è una storia infelice. Così sarebbe per l´Italia». | |
| Carlo
Cattaneo: da "Le Autonomie Locali" "Le nostre città sono il
centro antico di tutte le comunicazioni di una larga e popolosa provincia;
vi fanno capo tutte le strade, vi fanno capo i mercati del contado, sono
come il cuore del sistema delle vene; sono termini a cui si dirigono i
consumi, e da cui si diramano le industrie ed i capitali; sono un punto d´intersezione
o piuttosto un centro di gravità, che non si può far cadere su di un altro
punto preso ad arbitrio. Gli uomini vi si congregano per diversi interessi, perché vi trovano i tribunali, le intendenze, le commissioni di leva, gli archivi, i libri delle ipoteche, le amministrazioni; il punto medio dei loro poderi, la sede dei loro palazzi, il luogo delle loro consuetudini, e della loro influenza e considerazione, il convegno delle parentele, la situazione più opportuna al collocamento delle figlie, ed agli studi ed impieghi della gioventù. Insomma sono un centro d´azione di una intera popolazione di duecento o trecentomila abitanti." [...] "Questa condizione delle nostre citta' e' l'opera di secoli e di remotissimi avvenimenti, e le sue cause piu' antiche d'ogni memoria. Il dialetto segna l'opera indelebile di quei primitivi consorzi, e col dialetto varia, di provincia in provincia, non solo l'indole e l'umore, ma la cultura, la capacita', l'industria, e l'ordine intero delle ricchezze. Questo fa si che gli uomini non si possono facilmente disgregare da quei loro centri naturali. Chi in Italia prescinde da questo amore delle patrie singolari, seminera' sempre nella rena" |
Estendo quanto sopra anche agli altri cortesi interlocutori, i signori Vittorio Feltri e Giuseppe Mennella con un grazie a tutti.
Le regioni non è che debbano essere eliminate per sempre ma avranno un ruolo nel regionalismo europeo, nella Europa delle regioni, dove accanto al Friuli, ad esempio, si assoceranno regioni affini per tradizione e cultura oggi appartenenti ad altre Nazioni (V. esempio di Bolzano e della regione europea EU-Regio), accanto al Varesotto ed al Comasco si assocerà, anzi già si associa, il Canton Ticino (V.Regio Insubrica http://www.regioinsubrica.org/ ), accanto alla Valtellina, Valchiavenna di Sondrio, l'alto Lario si affiancherà, anzi già si affianca, il Cantone dei Grigioni (la regione europea dell'"Alta Rezia" che si sta configurando).
Perché questo è il problema:
| L'Italia
vista da fuori, di RUDI DORNBUSCH, Corriere della Sera del 20/05/2000 L'Italia sta vivendo un breve periodo di calma tra la crisi del bilancio dello Stato appena superata e quella che verrà. La creazione dell'Unione monetaria europea ha abbattuto notevolmente i tassi di interesse italiani evitando in questo modo quello che nel tempo si sarebbe sicuramente trasformato in un problema irrisolvibile di debito pubblico. Si tratta però di una calma che non giustifica manovre finanziarie indolori. La tendenza demografica futura porterà, nell'arco di un decennio o due, a un'altra crisi. Sembrerebbe un futuro lontano ma, a meno che non si affronti subito la questione, si tratterà di una crisi globale enorme, le cui dimensioni si possono capire da uno studio pubblicato recentemente sull'American Economic Review. Sul caso Italia, i ricercatori concludono che anche solo per lasciare le generazioni future con lo stesso fardello fiscale di oggi necessita uno qualsiasi dei seguenti interventi: un taglio immediato del 49 per cento delle spese correnti dello Stato o di un 13 per cento dei trasferimenti dello Stato; un aumento dell'11 per cento del complesso delle tasse o un aumento del 28 per cento delle imposte sul reddito. Questi sono aggiustamenti formidabili da attuare immediatamente e, com'è ovvio, non si verificheranno. La conclusione è che saranno le generazioni future a doverli compiere: questi e altri ancora. L'Italia sta caricando i giovani di pesi sempre più gravosi. |
Oggi accanto alla diabolica struttura dello stato italiano composta da Stato, Regioni, Province, Comuni, già di per sé funzionalmente ridondante quindi inefficiente per definizione, soffriamo di un salasso economico insopportabile per il loro mantenimento.
Non dimentichiamo poi che oggi e domani dovremo mantenere anche la nuova e sempre più articolata struttura europea in sovrappiù.
Un cordiale saluto
G. Losio
In allegato il link alla prima pagina della mia trattazione in internet allindirizzo:
http://www.losio.com/100citta/
-----Messaggio originale-----
Da: Fabi Gianfranco [mailto:gianfranco.fabi@ilsole24ore.it]
Inviato: giovedì 5 ottobre 2000 19.00
A: 'xxxxx@xxxxx.xxx'
Cc: 'zapping@rai.it'
Oggetto: R:Grazie Sig. Forbice
Caro ing. Losio, anzi caro concittadino (Lei vive e lavora a
Varese, io "abito" a Varese, ma lavoro nella capitale lombarda dove
sono costretto a vivere per la maggior parte della settimana. Peraltro
condividiamo anche la passione per la moto, anzi per la Bmw, anch'io ho una 1100
boxer). La ringrazio innanzitutto per la sua documentatissima lettera che il dr.
Forbice mi ha gentilmente trasmesso e che ho letto con piacere, così come con
piacere ho apprezzato il suo intervento alla trasmissione Zapping. La mia
risposta in quella sede, per necessità breve e didascalica, voleva soprattutto
aggiungere alcuni elementi dal punto di vista storico, ma con l'ottica di
restare sulla concretezza delle cose da fare, concretezza che molto spesso manca
nelle discussioni politiche italiane.
Con più calma, quale è possibile in questa occasione, vorrei sottolineare come
mi sembra del tutto irrealistico nell'attuale situazione italiana contrastare lo
sviluppo di un federalismo su base regionale. Mi appare molto più costruttivo
discutere e operare perchè questo federalismo sia funzionale all'efficacia
dell'azione politica e quindi possa svilupparsi nell'ottica di un compiuto
principio di sussidiarietà. Lei cita Cattaneo, ma proprio guardando alla
realtà lombarda mi sembra che i problemi delle comunicazioni, delle strade,
della cultura abbiano il loro centro a Milano e non certo, purtroppo, a Varese o
a Brescia. Il riferimento alle squadre di calcio mi pare improprio: ci sono
città che sono divise su due squadre, come Milano, Torino o Verona, mentre in
Alto Adige si è avuto la fusione su scala provincial-regionale di Bolzano e
Merano che ora giovano la la maglia SudTirolo. I punti riferimento ideali
cambiano secondo le situazioni: a Milano mi sento un varesino, a Roma un
lombardo, a New York un italiano, spero di non dover attendere di andare sulla
luna per sentirmi un cittadino del mondo.
Proprio perchè sono perfettamente d'accordo con Lei che è necessario che la
politica ragioni su tempi lunghi e quindi tenga conto degli effetti a lungo
termine dei movimenti demografici e dell'evoluzione dei bilanci pubblici
l'esigenza primaria mi sembra quella di rendere sempre più "leggero"
l'apparato statale e sempre più efficienti i luoghi dove si esercita la
funzione pubblica. In questa prospettiva mi pare che la provincia (soprattutto
come struttura di rappresentanza politica con tanto di elezioni, consiglio
provinciale, giunta e presidente espressione dei partiti) sia una struttura
inutile mentre sono importantissimi i comuni e le regioni. Questo non vuol dire
che non possa essere mantenuta una struttura amministrativa su base provinciale
di talune funzioni (dai provveditorati agli studi gli uffici della
motorizzazione) mentre altre (come gli uffici della leva che noi varesini
troviamo a Como) sono già ora su base distrettutale e possono tranquillamente
divenatare regionali.
E peraltro l'organizzazione regionale non impedisce che si formino aggregazioni
di tipo transnazionale per attuare una promozione e una pianificazione che tenga
conto dell'esigenza di affrontare alcuni temi guardano oltre i tradizionali
confini.
Per concludere ritengo che la politica debba restare l'arte del possibile e
quindi cercare di adattare il più possibile i movimenti in corso alle reali
esigenze della popolazione. Spesso guardando al migliore dei mondi possibili
rischiamo di dimenticarci della realtà su cui dobbiamo innestare, ognuno nel
proprio ambito, la nostra responsabile azione politica e sociale.
La ringrazio per l'attenzione così come ringrazio Aldo Forbice, che ci legge in
copia, per la sua cortese ospitalità. Il confronto tra posizioni diverse, con
cortesia e civiltà, può solo contribuire a chiarirci le idee e a renderci,
come spero, un po' più solidali nel nel nostro impegno.
Con i più cordiali saluti.
Gianfranco Fabi
PS. Complimenti per il suo sito internet che ho iniziato a sfogliare
e che ho già messo tra i miei bookmark.
-----Messaggio originale-----
Da: G. Losio [mailto:xxxxx@xxxxx.xxx]
Inviato: venerdì 6 ottobre 2000 6.43
A: 'Fabi Gianfranco'
Cc: Francesco Paolo Forti (E-mail); Giuliana Olcese (E-mail); Paolo Bonacchi (E-mail);
'zapping@rai.it,'
Oggetto: R: Grazie Sig. Forbice
Caro Dr. Fabi,
io sono bresciano, lei è varesino. I santi protettori di Brescia, Faustino e
Giovita, vissero ai tempi dell'imperatore Traiano e furono perseguitati e
torturati anche dai milanesi. Il loro patronato sulla città fu confermato
ancora a causa di una visione dei due santi che combattevano a fianco dei
bresciani contro i milanesi sotto la guida di Niccolò Piccinino (ironia dei
nemici) nello scontro decisivo che fece togliere l'assedio alla città, il 13
dicembre 1438. Io appresi questo nella mia famiglia, da piccolo, mentre salivo
le balze del Castello ricco di ricordi e di orgoglio cittadino da piazzetta Tito
Speri, eroe popolare delle Dieci Giornate di quasi 400 anni più tardi, fino
alla Torre Mirabella sulla sommità. E non dimentico il magnifico Leone di San
Marco sull'architrave della porta principale di accesso al castello, lo stesso
leone appare sui bastioni della cugina Bergamo.
"Brixia fidelis, fidei et justitiae", mi risuonava nelle orecchie la
mia cara zia Laura. Il motto della città. Fu Venezia a riconoscere alla mia
città questo marchio di fedeltà, ed ancor oggi Venezia dà un brivido, sintomo
di appartenenza alla sua storia.
Varese è diversa mi creda, eppure siamo entrambi in
Lombardia. I vigili scattano quando scorgono un veicolo di Milano in divieto, lo
stesso capita o capitava a Milano. Tra parentesi entrambi i miei figli sono nati
a Milano, clinica San Camillo di fianco al Pirellone, mia moglie è milanese
(sono separato dal 1993).
Io ho attraversato per lavoro i corridoi del Pirellone negli anni 80 e 90, e mi
creda ancora, la infamia del parassitismo regionale che passava attraverso gli
imprimatur dei "socialisti da bere" cominciava a dare i suoi frutti.
Non era esattamente nelle 24 ore successive alla introduzione della legge
regionale, ma le piante, soprattutto quelle più velenose, preparano con cura il
terreno, prima.
Quello che più mi indignava erano le sfilate di moda Armani delle segretarie
nei corridoi tra nullafacenti mentre io, a casa, avevo umili varesotti, non
varesini, perché lavoro ad Angera, che motivavo a lavorare con efficienza e
ritmo che mi apparivano indiavolati al confronto. Un altro mondo, un senso di
vuoto di desolazione di precipizio, ed ora non è cambiato nulla, anzi. Chiedo
scusa, ma il nuovo centralismo regionale è già in marcia e i guai che ci posso
arrivare da ciò sono inimmaginabili.
Qualche anno prima, da dipendente della Pirelli, il mio primo "amore"
dopo la laurea, mi rendevo conto di quanto costasse alla Società quella
struttura e quanto provvidenziale fosse stato, per le sue finanze, il successivo
acquisto da parte della Regione.
Oggi un ragazzo, a Roma, con un computer puo' da solo tenere
collegate 103 città in tempo reale e con uno scambio pressoché infinito di
informazioni. Altri 103 ragazzi nelle 103 città collegate, possono tenere alo
stesso modo sotto controllo i 103 comuni medi delle 103 città o province.
A che diavolo servono le Regioni! Mettiamo all'asta internazionale le loro
infrastrutture e risaniamo il bilancio dello stato con uno smalto da far
rabbrividire il mondo!
E smettiamo l'indecente farsa, immorale, infame, scusate il calore che mi sale
da dentro, di porre sugli scudi la lotta alle pensioni per il risanamento dei
nostri conti da macellai della finanza e della organizzazione e prima ancora
della logica elementare. Io ho risanato società anche sulla pelle dei
lavoratori e consentitemi questo sfogo che non è peregrino!
Le riporto la reazione dell'amico Bonacchi alla mia proposta, messa in
discussione in un Forum del Movimento delle Riforme di Giuliana Olcese:
-----Original Message-----
From: Paolo Bonacchi [mailto:bonacchip@tin.it]
Sent: Wednesday, June 28, 2000 7:24 PM
To: federalismonline@egroups.com
Subject: [federalismonline] Risposta a Losio.
avevo chiesto un po' di tempo per pensarci. L'ho fatto. Sono perfettamente
daccordo con te al punto che proporrò che questa tua idea di eliminare le
Regioni (politiche), faccia parte del programma dell'Unione-movimento
federalista- che è estremamente semplice. Si tratta di restituire la sovranità
dello Stato ai cittadini mediante il cambiamento di 5 articoli della
Costituzione: 1-71-75-135-138. In questo modo la Costituzione diventa
Progressiva, cioè sempre corrispondente alla reale volontà della maggioranza
degli aventi diritto al voto che sono in grado di modificarla a piacere. I
cambiamenti che l'Unione propone sono tali da garantire ai cittadini il potere
di farsi le leggi che li riguardano, come avviene in numerosi stati americani e
nella
vicina Svizzera. Niente di più facile, una volta ottenuto questo, che fare un
referendum legislativo di revisione costituzionale per l'eliminazione delle
istituzioni regionali. Sono d'accordissimo sul fatto che il risparmio per i
cittadini sarebbe incalcolabile in termini di tasse, e ci metterebbe in grado di
aiutare effettivamente, e non con le solite ciance solidariste, i paesi del
terzo mondo in cui ogni giorno migliaia e migliaia di bambini muoiono DI FAME.
Ringraziandoti per l'ottima idea, avrò cura di diffonderla. P@olo
Aggiungo anche un disegno che ho pensato per semplificare la comprensione di
alcuni aspetto quantitativi della mia proposta ad usum del cittadino normale:
![]()
In questi giorni sono in Fiera alla BIMU (Biennale Internazionale della Macchina Utensile, della Automazione e della Robotica). E' magnifico, in questo settore strategico per uno Sato l'Italia è terza al mondo, dopo Giappone e Germania! La Francia non si vede nemmeno o quasi. Sono i nostri imprenditori che fanno questo miracolo in faccia all'infamia degli intralci che la pubblica amministrazione non sa risolvere. Parlavo ieri con 'Amministratore delegato della maggiore industria di macchine utensili del Nordest. Per venire da Pordenone a Milano il viaggio è un incubo: Mestre un ingorgo irrisolto e vergognoso, Bergamo-Milano un tratto di strada infame. Ci siamo guardati negli occhi e ci siamo detti con gli occhi e con una smorfia "tirem innaz" altrimenti siamo rovinati....
Per scrivere queste poche note mi sono alzato alle 5,30,
mezz'ora prima del solito, ora devo prendere la strada di Milano.
Perché non viene a trovarmi in BIMU: padiglione 17/II stand C15? Noi, lì,
siamo fieri di essere italiani!
Un saluto
G. Losio
www.losio.com
-----Messaggio originale-----
Da: Fabi Gianfranco [mailto:gianfranco.fabi@ilsole24ore.it]
Inviato: lunedì 9 ottobre 2000 20.08
A: 'xxxxx@xxxxx.xxx'
Oggetto: R:Grazie Sig. Forbice
Caro ingegnere, la ringrazio per la sua risposta anche se
sinceramente mi spiace averle rubato un'ora di sonno.
I problemi di cui discutiamo sono certamente importanti e appassionanti, ma
purtroppo non hanno il carattere di priorità nell'agenda della politica
italiana. Le rispondo solo ora perchè venerdì è stata per me una giornata
molto intensa di attività e questo mi ha impedito anche di accettare il suo
invito per la Bimu. Sabato e domenica invece mi sono goduto il sole tra il
varesotto e il Canton Ticino (a proposito: apprezzo moltissimo il federalismo,
oltre che le montagne svizzere anche perchè all'inizio della mia attività ho
lavorato per sette anni a Lugano, al Giornale del popolo, e ho conosciuto a
fondo e apprezzato i grandi vantaggi - non senza qualche piccolo difetto - di
quella struttura federale che si basa comunque su secoli di storia).
Venendo a noi e alla nostra discussione mi sembra che ci sono molte cose di
fondo che ci uniscono, in particolare la necessità di coniugare democraticità
ed efficienza di governo, e poche che ci dividono, in particolare il ruolo delle
province nella realtà italiana. Ebbene da un punto di vista del tutto teorico,
cioè se si trattasse di ridisegnare a tavolino, ripartendo da zero, la
geografia istituzionale italiana sarei sicuramente d'accordo con lei nel
considerare le regioni un'entità geografica, o poco più, e nel valorizzare
province e soprattutto comuni. Purtroppo, e sottolineo purtroppo, non siamo in
questa condizione: dobbiamo fare i conti con la realtà politica, con la realtà
delle cose possibili che sono anche molto diverse da quelle ideali. Ebbene
nell'attuale situazione italiana mi sembra, mi permetta, una perdita di tempo
una battaglia anti-regionale. La possibilità di tornare agli anni 50/60, quando
le regioni erano solo sulla carta (costituzionale) è pressochè nulla. Se
crediamo che la politica sia ancora l'arte del possibile dovrebbe essere nostro
compito non addentrarci nei confusi cammini dell'utopia, ma cercare di
migliorare concretamente quello che possiamo migliorare. Non penso che la
realtà regionale sia tutta da buttare, penso comunque che ci sia un grandissimo
cammino da fare perchè le regioni siano efficienti ed economiche.
E nell'attuale conformazione istituzionale ritengo anche che proprio le province
siano l'anello debole della catena istituzionale, anello debole soprattutto come
assetto "politico". Cerco di spiegarmi: i cittadini sono chiamati alle
urne per eleggere circoscrizioni (nelle grandi città), consigli comunali,
provinciali e regionali, parlamento nazionale ed europeo. Cinque, e in molti
casi sei, livelli di rappresentanza politica (e quindi di presenza partitica) mi
sembrano francamente eccessivi. La mia proposta quindi è quella di lasciare la
provincia come ripartizione tecnico-amministrativa per alcuni settori (la
scuola, le strade, le targhe automobilistiche e così via) togliendo la parte
politico-partitica sempre più pletorica ed inutile.
Lei dice: usiamo il bisturi e aboliamo le regioni. E' una posizione certamente
ammissibile, ma non tanto sbagliata, quanto a grandissimo rischio di
improduttività.
Io dico: cerchiamo di essere realisti e diamoci degli obiettivi meno ambiziosi e
forse per questo più realizzabili. Si tratta quindi di una valutazione di tipo
essenzialmente tattico che si muove su piani differenti rispetto alle
valutazione, peraltro importanti, di tipo storico e culturale.
Detto questo mi permetta alcune chiose: quanto a identità provinciale, anche la
sua lettera lo dimostra, Varese è un caso di scuola: non per niente si
distingue tra varesini e varesotti e il confine tra Como e Varese sembra
tracciato da un topografo con il morbo di Parkinson. E anch'io sono un varesino
d'adozione: mio nonno materno, da buon trentino, ha combattuto nell'imperial
regio governo di Francesco Giuseppe mentre il nonno di mio nonno paterno ha
combattuto con le truppe pontificie sconfitte dai piemontesi nel 1860 a
Castelfidardo. Forse nel mio sangue è rimasto un po' di spirito antiunitario,
ma soprattutto un rispetto per la buona amministrazione (e mi riferisco a quella
austriaca non certo a quella del potere temporale).
Per concludere: se nelle prossime settimane viene a Milano e deve occupare le
ore centrali della giornata sarei lieto di invitarla a colazione. Solo un
favore: me lo faccia sapere con qualche giorno di anticipo. In attesa voglia
gradire i più cordiali saluti.
Gianfranco Fabi
-----Messaggio originale-----
Da: G. Losio [mailto:xxxxx@xxxxx.xxx]
Inviato: martedì 10 ottobre 2000 10.19
A: 'Fabi Gianfranco'
Cc: 'zapping@rai.it'
Oggetto: R: Grazie Sig. Forbice
Gentile dott. Fabi,
naturalmente lei esprime concetti molto chiari, e c'è molto realismo nelle sue
argomentazioni, direi però, a mio modesto avviso, che forse manca
l'oggettività.
Io la considero la massima virtù dei germanici. Io ne conosco un poco la
lingua, ne ho studiato lo spirito dalla prima classe del liceo scientifico di
Brescia, e forse prima dall'educazione della mia famiglia e ne vivo la realtà
da oltre trent'anni con il mio lavoro.
L'oggettività, forse, la porterebbe ad avere meno paura (altro sentimento molto
germanico) di una certo spirito utopico, che, in giuste dosi, può diventare
l'anima della politica, che sa fare i grandi cambiamenti, facendo leva sul nervo
scoperto della società, quello più problematico, ma entusiasmante perché
onesto e poderoso, che è quello dei giovani nell'età ma soprattutto nello
spirito. Io sono stato capo scout per molti anni e mantengo una certa
"fanciullezza" ancora nel cuore.
Non si tratta di eliminare le regioni, si tratta di progettarle ex novo più
tardi in un contesto europeo, in uno stato sano e forte come ci meritiamo, è
nostro sacrosanto dovere, che divenga la nostra Italia.
Italia o non più, o non più solo Italia, dove le aree di Trento, Bolzano,
Innsbruck ecc. possano trovare la loro giusta, logica amministrazione (scuole,
politica della distribuzione delle acque ecc.).
Prevenendo nel modo più naturale e logico possibile riemersioni di fenomeni
esasperati di localismo (il recente incontro degli amministratori dell'AA con
gli amministratori di altre aree "irredente" quali quella del paese
Basco è bene facciano pensare per tempo, prima di farci tutti eventualmente
sommergere dalle reazioni impulsive più disparate, che spesso vanno contro la
sana, e spesso semplice, logica politica).
Peraltro la regione europea "Euregio" , talora giudicata
anticostituzionale, è da tempo attiva con un suo ufficio di rappresentanza a
Bruxelles.
Giornale Alto Adige del 14 Agosto 1997 intervista al
presidente della provincia Durnwalder. (ero in vacanza a Selva di Val Gardena).
.....Poi tratta della necessita' di trovare un dialogo con Trento, molto
scombussolata ora da problemi politici locali, e del successo dell'Ufficio che
la Provincia di BZ, quella di TN e il Tirolo hanno aperto a Bruxelles, questa
iniziativa avversata inizialmente da Roma come anticostituzionale "va a
gonfie vele".
"Un'accusa assolutamente infondata (quella di anticostituzionaliità n.d.r.)
come dimostra la realta'. L'EUREGIO (questa Regione Europea TN+BZ+Innsbruck) e'
invece una zona tranquilla dove le popolazioni vogliono confrontarsi e
collaborare, ad esempio, sulla realizzazione dell'Universita', sulla formazione
professionale, sull'ambiente (e' in via di realizzazione un depuratore sulla
Drava, al confine italo-austriaco di San Candido) sui posti di lavoro,
sull'industria e l'artigianato locale....."
Nello stesso articolo Durnwalder definisce poi "comico" il fatto che
per modificare lo Statuto le proposte partano dalle Province ma poi debbano
ricevere l'avvallo del Consiglio Regionale.
Quando i cittadini di Sondrio potranno discutere dei loro problemi con quelli di
Coira, e quelli di Cremona con Reggio Emilia, non Sondrio con Cremona, che cosa
c'entra?
Nel frattempo, via le regioni e avanti l'efficienza di una ristrutturazione
dello Stato con il parallelo progressivo affermarsi del governo dell'Europa e
l'estinguersi programmato del governo nazionale. Alla fine avremo l' Europa
delle Regioni Unite, in parallelo con gli Stati Uniti d'America, ma nella nostra
Europa.
E' lì che dobbiamo andare, prima ci attrezzeremo con consapevolezza a questo
meglio sarà per tutti.
Intanto tenterò di dissuaderla dal considerare confusa la mia utopia.
La rimando alle mie proposte di emendamento al testo della Bicamerale da me
presentate sul sito della stessa all'indirizzo: http://www.axnet.it/buvette/curiosando/propemen.html
Le sottopongo i testi della "Proposta Politica" e dalla "Missione
e Strategia" del nostro progetto di riforma dello Stato in allegato.
Sarei lieto di risentirla
Un cordiale saluto
G. Losio
www.losio.com
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