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"New Labour, Clinton e D'Alema
un solo progetto per il futuro"
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Ulivo, il piano Blair-Clinton
"In autunno
Internazionale del centrosinistra". Il sì di Veltroni
di SEBASTIANO MESSINA
ROMA - E' la rivincita del
"centro-sinistra", di quella compromissoria ma
ambiziosa formula politica inventata in Italia negli anni
Sessanta da una classe politica che ormai è uscita di scena,
quella dei Moro, dei Fanfani, dei Nenni, dei Saragat e dei La
Malfa. Quando Prodi e D'Alema l'hanno resuscitata, qualcuno disse
che era l'ennesimo segno del provincialismo italiano, ancora
appeso alle sue formulette ammiccanti mentre il resto del mondo
si divideva tra conservatori e riformisti, tra socialisti e
democristiani, tra destra e sinistra. E invece ieri, giusto nel
giorno in cui il centro- sinistra italiano scricchiolava
sonoramente per l'imminente resa dei conti con i comunisti di
Rifondazione, è arrivata la notizia che Bill Clinton e Tony
Blair stanno lavorando segretamente per costruire una nuova
organizzazione internazionale, diversa sia dall'Internazionale
socialista sia da ogni altro raggruppamento esistente, dai
popolari ai liberali. Nascerà in autunno e sarà, di fatto,
l'Internazionale del centro-sinistra.
E' stata la "Washington Post" a rivelare il piano, ma
non si tratta di un'indiscrezione. Il giornale - sotto il titolo
"Clinton e Blair cercano una nuova-nuova sinistra" -
riferisce fatti, scopi e nomi del progetto dei due capi di
governo, e non solo non ha ricevuto nessuna smentita, ma i
dettagli sono stati sostanzialmente confermati dai protagonisti
dell'operazione. Tra i quali, come sottolinea il quotidiano
americano, c'è l'italiano Romano Prodi, uno dei più attivi nel
sotterraneo lavorìo diplomatico che si è svolto dietro le porte
imbottite degli incontri di Stato: con Clinton e Blair, ma anche
con il presidente brasiliano Cardoso, i giapponesi e gli
argentini.
Tutto vero, ammette Walter Veltroni, numero due del governo e
teorico nel Pds della linea ulivista: "Sta nascendo qualcosa
di nuovo, che non si contrappone all'Internazionale socialista ma
punta a essere il crocevia delle diverse culture che compongono
il campo democratico in questa fine secolo: da quella cattolica
democratica a quella ambientalista a quella della sinistra
riformista. Non sarà una sinistra più moderata, ma un campo di
forze riformiste unite da una convergenza di programmi, di valori
e di esperienze di governo. Non è un caso se noi, Blair e
Clinton parliamo lo stesso linguaggio. Stiamo andando verso una
riorganizzazione del bipolarismo politico di fine secolo, dal
popolari-socialisti che per 50 anni è stato il bipolarismo delle
democrazie europee, si va verso un processo di trasformazione che
riguarda tutti e due i campi".
L'iniziativa, riferisce la "Washington Post", è stata
presa dal premier inglese e dal presidente americano, che stanno
cercando una loro "terza via". Secondo il giornale,
"l'obiettivo di lungo periodo è quello di costruire una
controparte di centrocampo all' Internazionale socialista da una
parte e all'Unione democratica internazionale dall'altra".
La formula - una nuova Internazionale? un forum permanente? - non
è ancora stata scelta. La decisione finale, secondo la
"Washington Post", verrà presa dopo le elezioni
tedesche, a settembre. "Se il candidato socialdemocratico
Gerhard Schroeder vincerà, la leadership tedesca aiuterebbe
Clinton e Blair a superare la silenziosa opposizione della
sinistra francese e di quella portoghese". In autunno,
comunque vadano le cose in Germania, ci sarà il primo
appuntamento della nuova organizzazione, ufficialmente presentato
come "un incontro di studio o di approfondimento". E
saranno certamente presenti Clinton, Blair, Prodi e il brasiliano
Fernando Henriquez Cardoso, finora i più attivi in un' opera di
persuasione su scala mondiale.
Clinton e Blair ne hanno già parlato almeno in due incontri
ufficiali, poi il presidente americano ha affrontato l'argomento
con Prodi alla Casa Bianca e con il presidente brasiliano Cardoso
a Camp D avid. Intanto Blair ha cercato di persuadere il primo
ministro francese Lionel Jospin, ma non ha trovato grande
entusiasmo (anche se pare che il leader socialista francese abbia
cambiato atteggiamento durante la sua recente visita a
Washington). Prodi a sua volta ha sondato con successo il
segretario dei socialdemocratici giapponesi, Kanu, e il leader
dell'opposizione argentina, la signora Fernandez, mentre Veltroni
- che ha un antico feeling con Blair - dopo averne parlato a
lungo con il premier inglese ha spiegato l'operazione al primo
ministro greco Simitis, un mese fa.
"Su questo tema abbiamo avuto contatti molto, molto
frequenti con i nostri interlocutori internazionali"
ammettono oggi i collaboratori di Romano Prodi, rivelando che
l'incontro della svolta è stato proprio quello alla Casa Bianca,
al termine del quale Clinton si mostrò particolarmente caloroso
con il presidente del Consiglio italiano. Clinton deve davvero
aver preso a cuore il progetto, dopo un paio di secoli di
splendido isolamento internazionale dei democratici americani, se
è vero che la questione è stata al centro non solo del
colloquio tra i due presidenti, ma anche di una lunga
chiacchierata che Hillary Clinton ha avuto, subito dopo, con
l'ospite italiano, e di un incontro informale ma riservato (alle
5 del mattino) tra il portavoce di Prodi, Ricardo Franco Levi, e
l'uomo che ha istruito la pratica "centro-sinistra"
alla Casa Bianca, Sidney Blumenthal.
Ma D'Alema, vicepresidente dell'Internazionale socialista, lo sa?
"Certo che lo sa, ho sempre tenuto Massimo al corrente di
tutto" risponde Veltroni. E che ne pensa, lui che quando
Blair lanciò l'idea di un "Ulivo mondiale", rispose
secco: "Chieda a Kohl se è d'accordo"?
"All'inizio ha avuto una reazione un po' fredda, poi si è
convinto che si tratta di una prospettiva molto interessante...
anche per l'evoluzione politica italiana".
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ULIVO: PRODI, ALLEANZA 'PLANETARIA' NON E'
UTOPIA
''E' TAVOLO DI RACCORDO NON GOVERNO DEL
MONDO''
Reggio Emilia, 12 ago. (Adnkronos) - ''Non e' affatto ne' utopia ne' tanto meno una cosa da far sorridere....''. Il presidente del Consiglio, Romano Prodi, intervistato da 'La Gazzetta di Reggio' assicura il suo impegno a favore della nascita di un accordo internazionale fra le alleanze di governo di centro sinistra. ''Se questo raccordo con Clinton e Blair -dice Prodi- si realizzera' io non lo so. Ma non siamo noi ad averne bisogno, e' il mondo che ne ha bisogno''.
(Pol-Dav/Pe/Adnkronos)
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I NUOVI APOSTOLI DELLA TERZA VIA
LE IDEE
LE STELLE non sono particolarmente favorevoli al tanto annunciato
convegno dei capi del mondo della Terza Via. Il convegno si è
svolto, come programmato, lunedì alla Facoltà di legge della
New York University, ma lo show è stato oscurato dai video di
Clinton, per quanto Hillary Clinton, seduta in prima fila, abbia
tentato di farlo scordare ai presenti. Altrettanto importante:
due dei protagonisti invitati erano assenti. Il presidente del
Brasile, Cardoso, ha problemi a casa nella corsa per la
rielezione tali da non poter correre il rischio di lasciare il
paese. E il primo ministro di Svezia, Persson, non è riuscito a
recarvisi per via del fatto che alle elezioni di domenica non è
che abbia precisamente vinto.
COME il primo ministro Jospin in Francia e naturalmente come
Romano Prodi in Italia, Persson dipende ora da un partito che si
colloca all' estrema sinistra dello spettro politico, la qual
cosa non può che ricordargli la fragilità del suo nuovo
progetto.
Cos'è questo progetto in ogni caso? Se ne è scritto parecchio,
ma la dinamica della Terza Via non è diventata molto più
chiara. Il breve pamphlet di Tony Blair - pubblicato in
concomitanza con il convegno newyorchese - ha per sottotitolo
"Nuove politiche per il nuovo secolo". Per i Nuovi
Laburisti tutto dev'essere ora "nuovo", il che
autorizza il sospetto che l'involucro sia importante quanto il
contenuto. Per quanto riguarda il contenuto, esso suona come una
sintesi universale: "La mia visione del XXI secolo contempla
delle politiche popolari che permetteranno di riconciliare
punti di vista che nel passato sono stati erroneamente
considerati antagonisti, patriottismo e internazionalismo,
diritti e responsabilità e la promozione dell'imprenditoria e
l'attacco alla povertà e alla discriminazione".
Queste parole di Blair potrebbero essere anche una buona sintesi
del nuovo libro del suo guru, Anthony Giddens della London School
of Economics. Tuttavia, il libro di Giddens contiene un elemento
che ha sorpreso gli osservatori che seguono Blair. Negli ultimi
mesi, Blair e i suoi consiglieri avrebbero probabilmente
collocato la Terza Via tra il neoliberalismo e la
socialdemocrazia. Ora la socialdemocrazia è tornata nei loro
favori; Giddens parla del "rinnovamento della
socialdemocrazia". Una posizione rivolta a coloro che nella
sinistra altrimenti potrebbero approdare a un nuovo e
potenzialmente minaccioso partito, un partito come il Partito
Nazionale Scozzese che a volte si definisce i "veri
laburisti"; ma che, in ogni caso, non ha alcun valore
riguardo al fatto che la Terza Via sia ora una sorta di
"rifondazione socialdemocratica".
Il risultato è l'emergere di una nuova struttura politica.
Affollandosi intorno al centro, due progetti si fanno la
concorrenza. Uno è il progetto neoliberale, un po' evoluto
rispetto alla versione Reagan-Thatcher, anche se non di molto. L'
altro progetto è quello neosocialdemocratico alla Clinton-
Blair. Entrambi rispondono alla sfida della globalizzazione,
l'uno con una specie di fondamentalismo del mercato, l' altro con
una filosofia del mercato temperata da elementi di carattere
solidaristico. In entrambi i fronti dello schieramento
sopravvivono - anzi, guadagnano forza - scelte molto più
radicali. Rifondazione comunista e Rifondazione fascista sono
probabilmente definizioni esagerate, ma è altrettanto chiaro che
la sinistra socialista e la destra nazionalista giocano un ruolo
consistente nella nuova scena politica.
Cosa ci dice tutto ciò della possibilità di dare alla Terza
Via, al progetto neosocialdemocratico, un respiro universale?
Sarebbe possibile qualcosa tipo un Ulivo Mondiale? Lo stesso nome
sembra indicare le differenze piuttosto che le similitudini.
Prodi, ex democristiano, è difficilmente un uomo del
Neolaburismo, e non è nemmeno un Neodemocratico. Per caso egli
è, contrariamente a Clinton e a Blair, un economista.
Presumibilmente non sarà soddisfatto con l'approccio assai
morbido dei neosocialdemocratici, i quali, in sostanza, vogliono
lasciare l'economia alle forze del mercato pur aggiungendoci un
po' di solidarietà e di spirito comunitario. L'Ulivo è, a ogni
buon conto, una formula per una coalizione e non può essere
quindi descritto in termini di "grande idea".
La realtà francese e le prospettive svedesi sono rivolte ad
altre due varianti delle nuove politiche. Nei Paesi Bassi il
governo che è stato confermato in carica combina neoliberali e
neosocialdemocratici in un solo gabinetto, e lo fa anche in modo
assai efficace. Succederà lo stesso in Germania dopo le elezioni
di domenica prossima?
E ciononostante, tutto ciò detto e fatto, la questione centrale
dello sfortunato convegno di New York non dovrebbe essere
tralasciata con leggerezza. Allo stesso modo in cui i progressi
neoliberali dei primi anni Ottanta segnarono un cambiamento
decisivo negli atteggiamenti riguardanti la comunità, il
progetto neosocialdemocratico risponde alle tendenze di questi
tempi. Praticamente non c'è di questi tempi una qualche riunione
internazionale in cui non venga avanzata la richiesta di
contenere i mercati finanziari con nuove regole. Più in
generale, il fondamentalismo di mercato ha fatto i suoi giorni
nella maggior parte dei paesi (per quanto non ancora in alcuni
dei "mercati emergenti" dell'Est Europeo, dell'Asia e
dell'America Latina). Dunque una nuova politica sociale non può
non essere messa in cima alla lista delle priorità; sarà una
politica che combatterà l'esclusione. Il suo argomento centrale
(come sottolineato sia da Blair che da Giddens nelle loro
pubblicazioni) non è più il vecchio motivo dell'uguaglianza, ma
uno nuovo che incoraggia e permette alle persone di usare la
propria iniziativa per garantire il reddito di base. C'è
pertanto un nuovo spirito nella politica del consenso o,
comunque, un distacco dal neoliberalismo nel suo produrre
divisione. I neosocialdemocratici sono più preoccupati di
occupare il posto al centro. O si dovrebbe dire che il centro
stesso si è spostato un poco a sinistra?
Tutto ciò è una base fattibile per una nuova alleanza
internazionale? Questo nuovo spirito è sicuramente presente in
molti luoghi. I partiti che l' hanno raccolto sono spesso partiti
tradizionali della sinistra. Ma quello che ora difendono non è
poi tanto nuovo quanto i loro protagonisti amano rivendicare. La
combinazione di valori e di pragmatismo che patrocina Tony Blair
ha caratterizzato anche i vecchi socialdemocratici oltre che
quelli nuovi. Quindi le vecchie organizzazioni, includendo l'
Internazionale socialista, possono servire abbastanza bene allo
scopo di mettere in collegamento i neosocialdemocratici ovunque.
E ci rimane un buon margine di spazio per punti di vista meno
ortodossi, forse anche liberali, che potranno anche non trovare
un proprio partito, ma che sono il sale del discorso politico a
mano a mano che s'insedia la nuova ortodossia.
(Traduzione di Guiomar Parada)
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