
ALLEGATO 1
Quale
Europa? pensieri intorno al 16/12/97
Approfondimento 1.
Mamma Europa
***
1. Nell'Europa della Germania (e della Francia), la nostra dignità di eguali tra eguali
sarebbe certamente codificata dalla carta scritta, ma sarebbe, anzi lo è di fatto,
offuscata dall'arroganza e dal preconcetto, talora non proprio infondati.
La creatività, che è la nostra risorsa principe, la ragione della serenità del nostro
spirito, ne uscirebbe soffocata.
2. La pendenza della montagna che stiamo scalando è forte, i nostri muscoli sono
rafforzati dall'esercizio e dal cuore; quale infelicità ritrovarci ad affrontare lo
sguardo di una autorità diffidente nella nostra stessa casa, quale tristezza vedere
sviliti i risultati dei nostri sforzi solo perché nostri e non perché indegni di giusto
apprezzamento!
3. I mercati finanziari non possono ragionevolmente abbandonarci più di tanto, dal
momento che avremmo, di fatto, tutte le carte in regola.
4. Noi vogliamo, per ora, continuare la scalata da soli. Nell'Europa ci vogliamo entrare,
dopo, da una posizione più "in quota".
***
1. Dato di fatto, io personalmente lo considero molto importante, direi decisivo.
2. Grazie agli sforzi fatti siamo oggi più forti di prima. L'idea di poter perdere
autonomia nel governo dell'economia nazionale non mi sembra peregrina.
3. Bene, valutiamo ora da una posizione nuova, alla quale non siamo abituati, alla quale
solo pochi credevano di poter arrivare.
4. Ecco il punto. Io la penso cosi', attenderei, per accedere all'Europa da una posizione
più consolidata della nostra economia e della nostra organizzazione dello Stato. Sia pure
per diverse ragioni anche gli inglesi, gli svedesi, i danesi aspettano senza panico.
Si argomenterà che all'Italia l'Europa fa bene, che noi ne trarremo i maggiori benefici
rispetto a tutti gli altri partner.
Ebbene siamo certi che proprio questo fatto non ci ponga in una posizione ancora più
ingrata nei confronti di coloro che ora ci sopportano appena?
Non voglio che l'Italia questui l'Europa! Vorrei che l'Europa fosse fiera di averci nel
suo seno! Oggi non è cosi', ma lo può essere domani, e sarebbe tutta un'altra vita per
ciascun cittadino italiano. La Germania e gli altri non prenderanno il largo, mentre oggi
come oggi potrebbero soffocare, in un certo senso, il manifestarsi fattivo della nostra
creatività, e con essa la nostra stessa necessità di felicità. Spero ardentemente di
esagerare o di sbagliarmi.
Nel frattempo ipotizzo la continuazione dell'opera benefica del governo Prodi, non ci sono
ragioni per le dimissioni perché l'obbiettivo Europa non solo sarebbe stato perfettamente
raggiunto, ma ci avrebbe anche consentito, una volta raggiunto, una ulteriore analisi
politica serena e coraggiosa.
Mi riallaccio per concludere a ciò che scrivevo alcuni mesi orsono http://www.rcs.it/riotta/97-02-22/3.htm
So bene che un ipotetico referendum in merito non avrebbe storia, gli italiani vogliono
l'Europa come la mamma, ma questo fatto, che ha tantissimi aspetti positivissimi, non
vorrei essere frainteso, merita, credo, un approccio critico e maturo.

Approfondimento 2.
Europa senza felicità
Vorrei che il nostro contributo fosse importante e
proporzionato alla responsabilità del nostro peso culturale; se invece non riuscissimo a
dare al meglio, o se fossimo inibiti a dare, a causa dalla intimidazione psicologica della
quale mi sforzo di parlare, saremmo inevitabilmente più infelici.
Noi adesso dobbiamo recuperare fiducia in Europa, una rinuncia provvisoria, accompagnata
da una determinazione forte nel consolidare i risultati appena ottenuti, sarebbe una
dimostrazione di maggiore serietà, e ci renderebbe più affidabili.
L'Europa di domani ha bisogno di una voce autorevole e trascinante da parte dell'Italia,
che sarà in Europa l'Italia dell'Ulivo, l'Italia che ha saputo dimostrare di sapere
adeguarsi alle regole dei parametri dell'economia in tempi ormai palesemente riconosciuti
eccezionali, un' Italia che dovrà dare un suo bel contributo in termini di determinazione
di una rotta politica comune europea.
Passi l'economia, l'esame lo dovevamo superare, ma poi sarà tempo che l'orizzonte si
debba aprire inesorabilmente alla Politica, e l'Ulivo alcune idee in merito mi sembra le
abbia. (V. Allegato Q)
Guai se non ci sentiranno, e peggio ancora se non ci vorranno sentire, staremmo zitti per
altre "7" generazioni!
Un'ultima battuta sull'Europa nel contesto mondiale. Credo che ci aspetti un futuro
all'ultimo respiro in tema di competizione tecnologica. I nostri figli europei avranno,
credo, in 20 anni o giù di li, modo di dover chinare la testa più dei loro padri nei
confronti dei due poli di America e Far East; speriamo che questo sia loro di sano stimolo
per riprendere quota.
Intanto, per quanto spetta ancora a noi, in base alla mia realtà, vissuta quotidianamente
nella e con la Mitteleuropa, vorrei fare l'impossibile per dare più voce anche ai miei
compatrioti, nell'interesse proprio della squadra dell'Europa.
Tutto questo discorso ha un respiro adeguato, credo, se poi si considera che è la
politica che deve guidare, e che Italia, Europa, Cina, sono riferimenti relativi, il fine
della politica è l'uomo e la sua felicità, in Europa come in Italia ed in Cina, nessuno
escluso.
Ho sentito degli effetti della morte di Lady D sulle
psicosi nel Regno Unito, sono drasticamente calate negli ultimi mesi, la condivisione di
un sentimento così
, ma comunemente partecipato ha avuto un simile effetto?
Che cosa c'entra con l'Europa? C'entra forse con la felicità, che la politica può creare
indirizzando opportunamente le risorse.

Approfondimento 3.
Il Paese dove fioriscono i limoni
Non si tratterebbe di un
insuccesso, il rinvio
dell'ingresso nell'Euro, bensì di creare le premesse per un migliore
successo.
Comunque il tempo darebbe ragione alla scelta, anche nell'interesse
dell'Ulivo.
Io conosco il gigante malato Germania, da una prospettiva sempre limitata
naturalmente, e
conosco la realtà industriale del Nord Italia ed anche di alcune realtà al Centro ed al
Sud. Una cosa è certa, nella attuale situazione di sviluppo e di capacità di utilizzo
flessibile, intelligente e creativo dei mezzi di lavoro, di organizzazione e di
trasformazione, siamo sempre più spesso più avanzati noi, ed abbiamo noi migliori
prospettive sotto crescenti punti di vista.
Ci manca solo uno Stato che non ci complichi le cose semplici, ed è ciò che lentamente
il nostro Stato, giorno dopo giorno finalmente, sta facendo.
Ciò che non ha fatto la scuola, da noi lo hanno fatto realtà come FIAT, Pirelli
ecc. nel
settore soprattutto dell'organizzazione della produzione, creando una vera e propria
cultura manageriale forte e competitiva.
Recentissimi articoli sull'Economist, le Monde, l'International Herald Tribune,
prefigurano per l'Italia uno sviluppo nel medio periodo superiore a quello di tutti altri
importanti Paesi europei. L'Italia è la nuova Germania insomma,
potenzialmente, ovvio, ma
è già un bel segno.
Noi adesso dobbiamo dimostrare semplicemente di essere affidabili, F e D non ne hanno
bisogno.
E' una questione di dignità per noi. Pizza e maccheroni, con tutto il rispetto per
entrambi, questo siamo nell'immaginario collettivo dei nostri partner
europei.
Anche quando si parla bene di noi, come l'americano International Herald Tribune
del 27/12/97:
Titolo: In Italy, Signs of a Renaissance
di CELESTINE BOHLEN
dove si parla bene della gestione Veltroni dei beni culturali, preconizzando addirittura
un nuovo Rinascimento culturale, l'articolo termina così:
***
Deadlines are another concept taken seriously by Mr. Veltroni, who acknowledged in a
recent interview that his effort to stick to a schedule is regarded as un-Italian.
''I am an anomaly,'' he said.
***
Mr. Veltroni perpetua tranquillamente il concetto che essere italiani significa essere
inaffidabili, e quando ciò non si verifichi, questa è una anomalia.
Bene l'Ulivo sia allora l'anomalia della vecchia Italia, sia cioè la norma della nuova
Italia, e prediamoci altri due anni per consolidarci in questa nuova veste, oggi siamo una
curiosità, una casualità, non credibili ma in evoluzione, forse tra due anni ci
crederemo un poco di più anche noi.
Io dico, facciamo fruttare, gestendole per un paio d'anni ancora con la nostra
Liretta,
queste nostre potenzialità, io confido che, a fronte di risultati che possono arrivare e
copiosi, sarà più facile avere poi maggiore peso nella comunità sia europea sia
globale. (V. Allegato
T)
Entrando oggi, di fatto, creiamo problemi a tutti, a Kohl ed alle sue
elezioni, a coloro
che non entrano perché ci siamo noi, come Svezia e Danimarca.
Ma soprattutto oggi è il popolo della Mitteleuropa che non ci vuole (V. Allegato N) (V. Allegato AA), o che tutte
le volte che uno di noi entrerà nel condominio comune, la sera dopo il
lavoro, aprirà
una porta dietro di noi per controllare le impronte che abbiamo lasciato sul
pavimento,
richiudendosi poi, seccato, in casa sua.
A me questa prospettiva non piace, né per me né soprattutto per i miei
figli.
So benissimo che la eventuale gestione politica di quanto sopra è
difficilissima,
soprattutto ora per i nostri pur eccellenti governanti, personalmente credo che varrebbe
la pena parlare chiaro agli abitanti del Paese dove - die Zitronen blühn - fioriscono i
limoni. Io sono disponibile.
E poi, parliamoci chiaro, fino a due anni fa eravamo più vicini all'Egitto che
all'Europa. Bene, bravo Ulivo, ma alla fine in pochi mesi si fanno progressi da
gigante,
non miracoli. Non serve essere tedeschi per capirlo, guardiamoci intorno.
In due anni ancora non si fanno certo miracoli, ma ci si consolida economicamente e
culturalmente un po' meglio, e si lancia un segno di sano realismo.
Io so che il Portogallo è anche peggio di noi, forse, ma questo non mi può
riguardare.
Ho inviato lo stesso messaggio del 16/12, intitolato dall'editore - Dire noi
"no" all'Europa -, alla posta di Gianni Riotta http://www.rcs.it/riotta/97-12-19/9.htm.
Invito a leggere un ampio commento che è apparso sul Wall Street Journal il
29/12/97 a firma Thomas Kamm dal titolo:
Key Questions Require Answers as EMU Moves Toward
Reality
Riporto alcuni stralci:
***
A recent pan-European poll by the EU's executive commission showed that support for the
euro, as the common currency is to be called, is now running at 47% -- the first time the
pro-EMU camp has polled less than 50% since the Maastricht treaty on monetary union was
signed in 1992.
....
Even once-profligate Italy is now among Europe's most economically virtuous nations; its
1997 inflation rate of 1.6% is even lower than Germany's.
....
"Monetary union is a fabulous idea, but it's clear we're not ready," says Noel
Goutard, chairman of French autoparts maker Valeo SA. "Three years after its launch,
we're going to be wondering why we got into this."
....
In the U.S., when one region is hit by an economic shock, the federal government helps by
redistributing taxes. But there is no federal European government, and the EU's budget
amounts to a paltry 1.27% of the bloc's GDP. "The Maastricht treaty doesn't envision
a financial-assistance mechanism in case of accident in a country," Bundesbank chief
economist Otmar Issing said recently. "At the European level, there is no political
will to pay even more for other states."
....
"The euro is being introduced coercively," says Italy's Mr. Martino. "To
start a currency with this situation of distrust is to play with fire."
***
Ho dato un'occhiata all'International Herald Tribune del 29/12/97 che in prima
pagina pone il nostro Paese in una luce diversa rispetto all'articolo apparso due giorni
prima, 27/12/97, a proposito di Beni Culturali (allegato
A.)
Titolo: Government Successes Aside, Crime Is Flourishing in Naples
By Celestine Bohlen New York Times Service
nel quale la situazione dell'usura e del pizzo sono messe in luce con
realismo. A
differenza del 27/12/97, però, il 29/12/97 non ho sentito nessun telegiornale
parlarne.....
Allego inoltre un link al Rapporto:
5 anni dopo il «no» della Svizzera
al Trattato sullo Spazio economico europeo (SEE)

Approfondimento 4.
Reclamo la dignità che smuove le montagne
Adesso si può ripensare, su basi diverse, tali che una nostra
rinuncia sarebbe nostra e non sarebbe una esclusione o una bocciatura di altri.
Senza questi risultati, raggiunti grazie all'impegno finalizzato del governo, non ci
sarebbe nessuna dignità della quale parlare.
Politica è anche seguire l'evoluzione degli accadimenti ed i rischi, come le
opportunità, sono sempre all'ordine del giorno.
Tuttavia, nonostante la mia opinione, in Europa, meglio nell'Europa dell'euro, ci andremo, per due motivi
sostanzialmente:
1. perché noi non abbiamo oggi la forza di esaminare oggettivamente la nostra situazione,
2. perché sarà l'Europa dei governi, non quella della gente, a non consentirci di
navigare con la nostra Lira al vento. Siamo troppo ingombranti e facciamo paura perché
cominciamo ad essere pericolosi e continuiamo ad essere imprevedibili.
Saremo trattati senza onori, perché ci verrà fatta pagare l'inaffidabilità per
l'opinione pubblica mitteleuropea, e con l'onere della nostra limitata autonomia
decisionale in campo valutario, economico e forse anche organizzativo in senso più lato.
Ho letto con interesse l'articolo su Repubblica del 23/12/97:
Titolo: La panchina dell'Europa
di LUCIO CARACCIOLO
ne riporto due stralci:
***
Se proprio non riusciranno a tenerci fuori, i nostri critici più severi cercheranno di
farci accomodare su uno strapuntino, ad esempio escludendoci dalle cariche che contano
nella futura Banca centrale europea.
...
Su questo sfondo si può meglio valutare l'ipotesi della "panchina". Di fatto
equivale a un'appena mascherata esclusione dall'Europa. Al guinzaglio dei paesi- euro non
avremmo nemmeno agio di giocare sul valore esterno della lira e saremmo comunque
penalizzati dai mercati.
***
Vediamola per un attimo, in caso di recessione volontaria dell'Italia, dal punto di vista
dell'Europa, della Germania o dell'Olanda ad esempio.
Che botta! Che sorpresa! Ma come , ma chi credono di essere, hanno annaspato fino a ieri
ed ora? Che gatta ci covi? Questi machiavellici italiani!!??
Ehi Kohl, che cosa ne dici, che cosa ti ha fatto intendere Prodi l'ultima vota che l'hai
visto?......
Mi viene in mente un mio amico, il quale, fintanto che viveva con la moglie, veniva
vessato dalla stessa, la quale era arrivata a chiedere finte separazioni per tenerselo
stretto e poterlo sfruttare meglio.
Quando ad un certo punto, aiutato da un'amica, tra l'altro, il buonuomo, inaspettatamente,
se ne andò, la moglie diventava matta per non avere più la graziosa vittima alle sue
angherie.
Ora il mio amico è rinato, e tiene a bada la ex moglie con il denaro, e con la
solidarietà piena e finalmente serena anche dei suoi figli.
L'economia serve ma, senza la libertà, è come il denaro che abbonda nelle mani del
malato senza speranza.
Mi piacerebbe continuare ed affrontare nel merito quello che il nostro Paese dovrebbe fare
per affrancarsi dai suoi problemi endemici:
1. L'inefficienza dello Stato dovuta alla sua struttura ingolfata ed incompetente
http://www.losio.com/100citta/, abbiamo già
fatto qualcosa in questa direzione
2. Come sfruttare al meglio le risorse positive del nostro Paese
3. Come trasformare in positive le risorse che ci sono, e gigantesche, che, al momento,
"remano contro".
Altro che Forza Italia, altro che "sorci verdi".....

Approfondimento 5.
Un approfondimento che segue un serio contraddittorio
Il testo di riferimento di questa risposta sarà pubblicato solo se
autorizzato dall'autore. Alcuni passi specifici, relativi al testo di riferimento, sono
stai qui omessi, minimamente, o minimamente decaratterizzati..
Grazie! finalmente uno che risponde con argomenti.
Non insisto da solo, per fortuna ci sono fior di commentatori che la pensano in modo
assonante. Vedi molte parti della mia documentazione.
***
Mario Deaglio
...forte di uno spettacolare risanamento finanziario, che ha tutte le premesse per
rivelarsi duraturo, di una nuova solidità e di un'intensa attività di rinnovamento
economico-istituzionale, il Paese dovrebbe comportarsi in modo alquanto simile alla Gran
Bretagna. Dichiarare, cioè, di voler, sì, aderire all'euro ma con i propri tempi e
secondo il proprio prudente giudizio, riservandosi così una certa autonomia nelle
politiche economiche e monetarie, pur continuando nel proprio impegno per l'unità del
continente.
***
Franco Modigliani
..... un'unione monetaria a due tempi, che cominci con un Euro dei paesi latini sotto
guida francese, senza Germania e area marco. Eviterebbe unioni tra paesi stabili e
instabili, e darebbe tempo a questi ultimi di stabilizzarsi per un'unione più vasta in un
secondo tempo".
***
Lucio Caracciolo
.......Su questo sfondo si può meglio valutare l'ipotesi della "panchina".
Di fatto equivale a un'appena mascherata esclusione dall'Europa. Al guinzaglio dei paesi-
Euro non avremmo nemmeno agio di giocare sul valore esterno della lira e saremmo comunque
penalizzati dai mercati.
***
Vaciago e Baldassarri
.....Ulteriore elemento che rende difficilmente credibile un ostruzionismo all'ultimo
sangue, fanno notare i due economisti, sono i rischi in termini di competitività che
un'Italia fuori dall'Euro, creerebbe per Francia e Germania. "Ipotizzando
un'esclusione dell'Italia, gli altri partner non potrebbero certo pretendere - fa notare
Baldassarri - una lira inchiodata sulla parità centrale. E con la lira libera di
fluttuare i vantaggi in termini di esportazioni per la nostra industria nei confronti dei
paesi dell'Ume si moltiplicherebbero immediatamente".
***
SEMBRA che CI SIANO opinioni E OPINIONI IN MERITO...
Sono eventualmente "solo" spesso nel difendere un "certo concetto di
dignita'" che il nostro Paese, unico tra tutti, Portogallo compreso, pare non sapere
dove abbia casa, e che per un piatto di Eurolenticchie rischia di svilire.
Che tragedia non abbuffarsi di Euro! Proprio noi che siamo cosi' bisognosi.
Siamo il Paese con la piu' alta produttivita',
***
Antonio Polito
.....Ogni ora lavorata (UK) vale 23 dollari, sei in meno che la media europea, e tanti
in meno dell'Italia che - ci crederete? - guida la classifica della produttività: ogni
lavoratore del nostro paese produce la bellezza di 38 dollari per ogni ora.
***
io ho molta piu' fiducia nel nostro Paese, una volta riorganizzato in alcuni gangli
essenziali, che non nella Germania, della quale temo endemiche debolezze, come la mancanza
di flessibilita' mentale, la quale da sola in un contesto tecnologico mondiale nel quale
siamo gia' terzo mondo, ci puo' condannare per generazioni.
L'Italia dovra' competere le poltrone economiche al Belgio o al Lussemburgo, le principali
sono tutte prenotate, perfino dalla Gran Bretagna che non c'è, figuriamoci quelle
politiche, bisognosi come siamo.
La 5. o la 6. potenza economica mondiale...chi noi?....
D'accordo che, quando andremo all'estero, non avremo vantaggi spiccioli e meno spiccioli;
lo dice anche Kohl ai suoi:
***
.....Quando la valuta unica diverrà per tutti noi moneta corrente, milioni di tedeschi,
che d'abitudine trascorrono le loro ferie negli altri paesi dell'Unione europea, non
saranno più costretti a cambiare i loro soldi nella moneta di questo o quel paese. Il
risultato, alla fine, sarà che, liberi dalle oscillazioni dei cambi e dai costi delle
operazioni bancarie, si troveranno qualcosa in più da spendere per le vacanze.
***
ma questo, a "mio" parere non basta per abbracciare sorridendo un progetto che
gli italiani appoggiano con percentuali bulgare, ed a me le percentuali bulgare fanno
pensare, per principio.
....
Concludo con un commento bucolico di uno che mi dicono sia anche economista
***
....Ma il problema è la politica agraria generale della Unione europea. Essa genera ormai
solo scontenti e perpetua disastri ecologici come quelli che chiunque può vedere nei
nostri campi. Ma invece di riformarla, questa politica agraria, si parla solamente e
troppo dell'Euro... Non gli uomini; solo le mucche, quelle che ancora non sono state fatte
divenire pazze, sembrano mantenere un qualche buonsenso.
Geminello Alvi
***
G. Losio
05/02/98

Approfondimento 6.
Ultimo appello
Commento in risposta all segnalazione di:
From: Gastone Bianchi [SMTP:gasby@worldnet.att.net]
Sent: lunedì 23 marzo 1998 4.33
dei risultati di un sondaggio apparso sula Stampa del 23/03/98
Tonfo per il governo, Polo-Ulivo testa a testa
Il sondaggio Explorer per "La Stampa". Plebiscito pro Di Bella e per la
sperimentazione
Popolarità in brusco calo, Prodi perde 5 punti in due mesi
....
Mario Tortello
Molto interessante, di mio aggiungo soltanto che al centro-sinistra
in questo periodo è mancato il cuore, e senza cuore si perde.
1. EURO: abbiamo fatto a gara con i più' accaniti sostenitori dei
numeri di Maastricht, aggiudicandoci addirittura il primo posto nei progressi numerici
apparenti e certamente non il primo, a mio modesto parere, nella sostanziale dignita' di
Paese.
Senza parlare oltre della totale assenza di pulsioni etiche di
solidarietà, squisitamente popolari, insite nella corsa ad agguantare il clan degli
eletti, che se sono dentro possono comandare (?) e trarre i massimi benefici a svantaggio
di coloro che sono fuori (Blair, Svezia Danimarca, Grecia, ecc.?)
E vada per la corsa, ma perché e dove correre?
Per un bene di pochi che già sono i più privilegiati del mondo?
Quali coscienze smuoveremo con valori di questo genere, quali motivazioni a vivere ed a
soffrire ed a sperare trasmetteremo ai giovani nostri e di tutto il mondo con messaggi
monchi di questo genere? Perché nessuno è stato in grado di dare una profondità ed una
pregnanza morale a tutto ciò? Manca forse il coraggio, o peggio la volontà, di
affermare che vogliamo essere più ricchi per poter dare in maggior misura a chi ha meno
di noi, che non vogliamo aumentare ulteriormente il dislivello tra paesi ricchi e paesi
poveri?
Perché l'Ulivo, nel quale abbiamo riposto le nostre speranze, non
parla questo linguaggio? Ha esso forse paura delle reazioni di Kohl, che ci cacci
dall'Euro altrimenti?
Se così fosse, avremmo il dovere morale di lottare anche ed ancora "da soli",
e, credetemi, ce la potremmo fare molto meglio che alle dipendenze di un direttorio
"plutocratico" (brutta parola ma purtroppo molto pertinente) come quello che ci
sta per essere assegnato in questi giorni. Saremmo senz'altro meno infelici. Ma questo non
è nei parametri.
Senza parlare oltre del principio totalmente antisolidale che chi
poi non riuscirà a mantenere il ritmo di Maastricht (ritmato dalle note del pezzo
"Kapricci italiani" diretto da Hans Van Tietmeier) sarà cacciato con obbligo
dobolo capestro a tutto vantaggio dei Paesi ricchi o privilegiati che sapranno
"onorare" i parametri, oppure sarà politicamente ulteriormente umiliato e messo
nell'angolo.
Va bene il rigore, ma al prezzo della celebrazione di un non valore?
Non ci sono strade più intelligenti, più efficaci magari e più rispettose della nostra
dignità? Dobbiamo per forza tornare all'imposizione autoritaria ex cathedra per
aspettarci dei progressi? Quanta acqua era passata sotto i ponti, adesso sembra di dover
ripercorrere strade vecchie che credevo anche obsolete, o mi sbaglio?
So bene che questa è la minestra che ci siamo ben preparati e che
adesso "tutti" in coro agognamo trangugiare, ma almeno avvertiamone infine il
sapore, per cambiare o fare variazioni significative della ricetta, quanto prima possibile
(come cuochi e camerieri siamo i primi, ma questo non basta per decidere sul menu....)
http://www.losio.com/100citta/qualeeuropa.htm
2. Di Bella (un mio precedente commento dell'11 marzo in una lista
parallela):
***
Non vorrei scandalizzare ancora e sempre qualcuno, ma non riesco a capire tutta la
faccenda, proprio non ci riesco, e mi dispiace che la Bindi e Prodi si siano messi,
secondo me, in un vicolo cieco.
1. Libertà di cura per prodotti di per sé leciti, non dannosi
accertati, e nel mercato.
2. Decisione tecnico politica di inserirli nei medicinali che passa la mutua.
Fine, anzi mai nemmeno partiti!
Certo che adesso è tardi per fare le cose semplici senza che qualcuno abbia il coraggio
di perdere la faccia.
***
Vorrei concludere con una speranza, che cioè in occasione delle
elezioni europee l'Ulivo italiano sappia dare un segno di unità forte, rinvigorendo
magari la proposta di Blair su una Internazionale del Centro-Sinistra.
Saluti
G. Losio

dignitas, ultima spes