
Federalismo e distribuzione territoriale della ricchezza
Date: Sun, 14 Sep 1997 10:02:16 +0200
To: G. Losio <xxxxx@xxxxx.xxx>
From: Francesco Paolo Forti <francesco.forti@easyclub.ch>
Subject: Federalismo e distribuzione territoriale della
ricchezza
Discutendo di federalismo in rete, ho piu' volte affermato che i
paesi federali hanno al loro interno minori disparita' territoriali, dal punto di vista
economico. Fenomeni come il mezzogiorno italiano o francese sono sconosciuti nei paesi
federali o enormemente ridotti.
Con cio' intendevo ed intendo dire che tra il territorio piu' ricco
e quello piu' povero le differenze in Italia sono superiori a quelle degli altri paesi
federali.
Per non rimanere nel vago mi sono ripromesso di approfondire
l'argomento, tramite una indagine accurata dei PIL regionali dei vari paesi.
Ovviamente ci sono vari modi di affrontare matematicamente il
problema. Io ne ho presi in considerazione due, uno chiamato "classico" ed uno,
matematicamente piu' serio, chiamato "indice".
Ho rotto le scatole via Internet un po' a tutti i vari
"ISTAT" del mondo ed alla fine ho ricevuto, a poco a poco i dati. Unica
eccezione, la Germania, di cui senza il contributo di Italiano che vive in Germania sarei
ancora in attesa (per problemi di lingua, ovviamente).
1) Metodo classico.
E' abbastanza banale (troppo). Si prende la regione piu' povera e la
si pone uguale a 100. Si cerca la regione piu' ricca e si vede quanto vale
proporzionalmente. Ho usato il PIL/pro-capite (Market Prices).
Il risultato vede l'Italia con 228, la Francia con 222 mentre
Germania, Svizzera ed USA hanno rispettivamente 192, 247, 446.
Cio' vuol dire che tra la Calabria e la Lombardia c'e' una
differenza del 222% (piu' del doppio) mentre tra lo Stato del Mississippi ed il District
of Columbia e' piu' del quadruplo.
A parte la Germania quindi la mia tesi pare errata.
Cio' che non mi convinceva in questo calcolo e' pero' che mentre per
l'Italia la regione piu' ricca ha quasi 9 milioni di abitanti lo stesso non lo si poteva
dire per gli USA. Idem per gli stati/regioni piu' poveri; popolosi in Italia ma non negli
altri paesi.
Chiacchierando a destra ed a manca, ho elaborato grazie soprattutto
a vari amici piu' forti di me in matematica, un metodo diverso.
2) Metodo ad "indice"
Si tratta, tecnicamente di "pesare" cio' che la
popolazione rappresenta nel calcolo. Una volta "pesata", una cifra si trasforma
in un numero (indice) direttamente paragonabile ad altri.
In questo caso e' importante vedere quanto la differenza tra il
reddito medio di una regione e quello nazionale e' significativa se rapportata alla
popolazione. Una grande differenza in una regione poco popolosa, conta meno della stessa
differenza in una regione molto piu' popolata.
L'algoritmo (che vi propongo pur sapendo che molti politici non
apprezzano la matematica [ma se lo avessero fatto in passato forse non avremmo 2 milioni
di miliardi di deficit]) e' il seguente:
Dato:
Rm(i) il reddito procapite del territorio (i)
Pop(i) la popolazione del territorio (i)
Rm(n) il reddito pro-capite nazionale
Pop(n) la popolazione nazionale
Si calcola la differenza Rm(i) - Rm(n) e la si eleva al quadrato. Si sommano tutti questi
dati (tecnicamente si parla dello scarto quadratico medio) e si divide questa somma per
Pop(n).
Del tutto si fa la radice quadrata per rinormalizzare l'elevamento al quadrato di prima.
Se il numero ottenuto lo dividiamo per il reddito medio nazionale Rm(n) avremo per forza
di cose un indice che variera' sempre tra zero ed uno. Varra' zero se tutti i territori
hanno pari ricchezza e tendera' verso uno mano a mano che crescono le differenze e che
queste coinvolgono territori popolosi.
Otteniamo ora che Germania, Usa e Svizzera hanno rispettivamente un
indice di 0.152; 0.162; 0.172 mentre Italia e Francia hanno 0.221 e 0.268
La serie storica (che ho completa solo per ITA ed USA, mentre per alti paesi ho solo
alcuni anni) dimostra inoltre che per USA e Svizzera c'e' un costante ma lento
miglioramento (l'indice diminuisce) mentre per Italia e Francia c'e' un peggioramento,
drastico in Francia. Della Germania ho solo i dati 92 ed ho selezionato solo i Laender
dell'Ovest. Calcolando anche l'Est l'indice arriva a 0.29 (mi pare ovvio, viste le
drastiche differenze tra i due "pianeti").
Ovviamente molto puo' dipendere dalle condizioni di partenza, come
osservava un amico tempo fa ma e' ovvio che 200 anni or sono nessuno calcolava il PIL
pro-capite :-)). Quindi non possiamo sapere come stavano le cose in USA od in Svizzera
quando si costituirono.
La memoria storica dell'inizio del 1800, quando il Ticino entro'
nella Confederazione Elvetica, parla di una poverta' assoluta. Ora ha superato il Canton
Lucerna. Senza sovvenzioni o "casse del mezzogiorno".
Contemporaneamente a cio', e' significativo il dato francese, Stato
accentrato per eccellenza, dove pur in presenza di una brillante burocrazia rimangono
drastiche differenze tra Parigi e l'immensa provincia. Come a dire che una brillante
organizzazione dello Stato non risolve certo i problemi dei divari Nord-Sud o
Citta'-Campagna.
Un riepilogo dei dati e' il seguente:
| Nazione/anno |
Classico |
Indice |
| Usa-84 |
404 |
0.174 |
| Usa-94 |
446 |
0.162 |
| Svizzera-93 |
247 |
0.172 |
| Germania-92 |
192 |
0.152 |
| Francia-82 |
195 |
0.232 |
| Francia-92 |
222 |
0.268 |
| Italia-84 |
221 |
0.204 |
| Italia-94 |
228 |
0.221 |
 |
Notate come cio' che appare tramite il metodo
"classico" viene praticamente ribaltato con l'uso dell'indice.
Dicevamo che con il metodo "classico" la differenza tra la
regione piu' povera e quella piu' ricca e' in Italia del 228%.
Con il metodo ad Indice possiamo simulare che L'Italia sia
equivalente ad un paese in cui la meta' della popolazione viva con un reddito che e' il
155% di quello dell'altra meta'.
Per la Francia arriviamo al 170%.
Per i paesi federali siamo tra il 135% ed il 140% sia che si esamini
la piccola Svizzera (dove si contano alcune ricche citta'-stato) sia per gli Stati Uniti,
grande paese dai grandi contrasti. E' chiaro che questi metodi non calcolano quanta sia la
poverta' ma come sia piu' o meno distribuita equamente sul territorio. Il dato va quindi
anche collegato al fatto che il PIL pro-capite nazionale dei tre paesi federali e'
superiore a quello di Italia e Francia. Se e' superiore ed e' meglio distribuito,
(disparita' geografiche inferiori) allora tirate voi le somme.
E', credo, un caso che dimostra come si possano dire molte cose con
i numeri ma non tutte valide. Quale sia il sistema piu' corretto di calcolo, lo lascio
valutare ad ognuno di voi.
Sul perche' di questa maggiore omogeneita' territoriale, si possono
avanzare alcune ipotesi.
Gli stati centralizzati nascono solitamente come espressione del
dominio e dell'espansione di un territorio piu' forte verso gli altri. Cosi' fu in Italia
con il Piemonte. Una nazione nata in questo modo tendera' a conservare quelle disparita'
iniziali, in quanto utili a chi governa per continuare a farlo. Questo potra' avvenire
anche tramite riversamenti di ricchezza, utili a conservare il potere ma inutili per
colmare le disparita' ed invertire la tendenza. Inoltre una politica economica
centralizzata appena interviene a favore del territorio "A", lo fa a scapito del
territorio "B". Prima si aiuta il porto di Genova e poi insorge, giustamente,
Trieste.
Per contro i paesi federali nascono in un momento di equilibrio in
cui nessuno dei fondatori e' dominante e si ricorre ad un patto alla pari, il Foedus. Le
condizioni di partenza cambiano gia' dopo 20 anni per cui per mantenere il federalismo
occorre una politica attiva atta a mantenere l'equilibrio, rinnovandolo costantemente e
badando che nessuno acquisti quell'egemonia che non aveva o si indebolisca in confronto ad
altri.
Un governo federale quindi tendera' forzatamente a prevenire
l'insorgere di disparita' ed a ridurle ulteriormente. Inoltre ogni autonomia locale
(Cantone/Stato/Laender) attua la _SUA_ politica economica e cio' consente vantaggi diretti
per se ma difficilmente svantaggi diretti per gli altri.
Quando si dice che con il federalismo il Sud sarebbe abbandonato a
se stesso, si esprime un concetto falso. Sarebbe finalmente in grado di esprimere le sue
potenzialita', senza essere frenato dalla politica economica centrale. La crescita non
avverrebbe in 10 minuti, ovviamente ma non ci sono motivi per dubitare che questa potra'
avvenire, all'interno di un federalismo costituzionale e competitivo che possa fornire
(anche tenendo conto dell'ambito europeo) le condizioni quadro necessarie allo sviluppo,
alla cooperazione ed alla competizione.
PIL Pro Capite Regionale in:
| Italia 1994 |
Francia 1992 |
 |
 |
| Germania 1992 |
Svizzera 1995 |
 |
 |
| USA 1994 |
 |
link al sito:
Le differenze geografiche di ricchezza dentro alle nazioni.
Quando la differenza diventa disparità
Breve studio comparativo tra alcuni paesi federali e centralizzati

Per un interessante confronto del trend positivo in Germania del PIL pro-capite dal'92 al
'96, contrariamente a quanto è accaduto in Italia ed anche in Francia
 |
Nell'ordine, da sinistra a destra:
Amburgo Assia Baden-Württemberg Bassa Sassonia Baviera Berlino Brandeburgo Brema
Meclemburgo-P. O. Nordreno-Vestfalia Renania-Palatinato Saarland Sassonia Sassonia-Anhalt
Schleswig Holstein Turingia |
Saluti, Francesco Forti
Fonti:
Italia: ISTAT - Database
Svizzera: Annuario Statistico Cantonale 1995
USA: BEA e Census - dati in linea
Francia: INSEE - L'économie des Régions N.398 - 95
Germania: Dati recuperati manualmente