....La ragione per cui
Cattaneo ammira lo Stato federale svizzero è che ciascuna
«repubblichetta», come le chiamava spregiativamente Gioberti, può
fare di più, non di meno, grazie alla struttura federale, per la causa
comune. In una lettera a Mauro Macchi del 26 dicembre 1856 scriveva:
«Hai visto la repubblichetta di Vaud che alla dimanda di nove
battaglioni risponde offrendone venticinque! \[...\] e il Vaud fa
duecentomila anime, poco più della provincia di Pavia! Di questa misura
le repubbliche d’Italia potrebbero dare più di tremila battaglioni».
Dalle fondamenta della nostra cultura civica un
contributo firmato Carlo Cattaneo
Date: Tue, 02 Sep 1997 21:33:06 +0200
From: Francesco Paolo Forti <francesco.forti@easyclub.ch>
Subject: Un singolare contributo
Documenti - federalismo delle 100 Citta' - un
singolare contributo
"Le nostre citta' sono il centro antico di
tutte le comunicazioni di una larga e popolosa provincia; vi fanno capo tutte le
strade, vi fanno capo i mercati del contado, sono come il cuore del sistema
delle vene; sono termini a cui si dirigono i consumi, e da cui si diramarono le
industrie ed i capitali; sono un punto d'intersezione o piuttosto un centro di
gravita', che non si puo' far cadere su di un altro punto preso ad arbitrio.
Gli uomini vi si congregano per diversi interessi, perche' vi trovano i
tribunali, le intendenze, le commissioni di leva, gli archivi, i libri delle
ipoteche, le amministrazioni; il punto medio dei loro poderi, la sede dei loro
palazzi, il luogo delle loro consuetudini, e della loro influenza e
considerazione, il convegno delle parentele, la situazione piu' opportuna al
collocamento delle figlie, ed agli studi ed impieghi della gioventu'.
Insomma sono un centro d'azione di una intera popolazione di duecento o
trecentomila abitanti. [...]
Questa condizione delle nostre citta' e' l'opera
di secoli e di remotissimi avvenimenti, e le sue cause piu' antiche d'ogni
memoria.
Il dialetto segna l'opera indelebile di quei primitivi consorzi, e col dialetto
varia, di provincia in provincia, non solo l'indole e l'umore, ma la cultura, la
capacita', l'industria, e l'ordine intero delle ricchezze. Questo fa si che gli
uomini non si possono facilmente disgregare da quei loro centri naturali.
Chi in Italia prescinde da questo amore delle patrie singolari, seminera' sempre
nell'arena"
"Per le Autonomie Locali", di Carlo
Cattaneo
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Mi pare chiaro che gia' allora c'era in qualcuno la sensibilita' necessaria per
accorgersi che una nazione e' la somma delle sua attivita' piu' molecolari e che
la base di tutto e' l'autonomia locale, nella cultura, nella politica e
nell'economia.
Chissa' se oggi prenderemo le giuste decisioni o continueremo a seminare
nell'arena?
Saluti,
Francesco Forti
Sempre Carlo
Cattaneo, un esempio di fiscalità semplice efficace e federalista
Dal saggio introduttivo alle NOTIZIE
NATURALI E CIVILI SULLA LOMBARDIA
[I «lumi» nelle regioni lombarde]
Testo:
Al principio del secolo XVIII era
mirabile il fermento che si vedeva nelle nazioni.....
In Fiandra v'erano città lavoratrici e
ubertose campagne, e vicinanza di nazioni progressive; ma lo spirito dei
popoli era provinciale, tenace, diffidente. La Lombardia, che già
sentiva l'aura del tempo che veniva, e nella sua miseria era pur sempre
una terra di promissione, e aveva un popolo di mente aperta e d'animo
caldo e sensitivo, parve ai zelatori del bene comune uno di quei campi
eletti, in cui l'agricultore fa prova di qualche nuova semente. E' un
fatto ignoto all'Europa, ma è pur vero: mentre la Francia s'inebriava
indarno di nuovi pensieri, e annunciava alla Europa un'era nuova, che
poi non riesciva a compiere se non attraverso al più sanguinoso
sovvertimento, l'umile Milano cominciava un quarto stadio di progresso,
confidata ad un consesso di magistrati, ch'erano al tempo stesso una
scuola di pensatori. Pompeo Neri, Rinaldo Carli, Cesare Beccaria, Pietro
Verri non sono nomi egualmente noti all'Europa, ma tutti egualmente
sacri nella memoria dei cittadini.
Commenti:
La filosofia era stata
legislatrice ne giureconsulti romani; ma fu quella la prima volta che
sedeva amministratrice di finanze ed annona ed aziende comunali; e
quell'unica volta degnamente corrispose a una nobile fiducia.
(filosofia per Cattaneo non
è astratta ricerca teorica ma "nesso comune di tutte le
scienze", e nel fervore del secolo è volta a
"razionalizzare" gli strumenti economici del vivere associato
- n.d.r.)
Tutte quelle riforme che
Turgot abbracciava nelle sue visioni di ben pubblico, e che indarno si
affaticò a conseguire fra l'ignoranza dei popoli e l'astuzia dei
privilegiati, si trovano registrare nei libri delle nostre leggi, nei
decreti dei nostri governanti, nel fatto della pubblica e privata
prosperità.
(R.T.Turgot 1727-81, politico
ed economista francese, ministro delle finanze di Luigi XVI;
l'abolizione da lui proposta dei dazi interni e sui cereali, delle
corporazioni e delle corvées, fu ostacolata dai ceti privilegiati, che
ne provocarono il licenziamento - n.d.r.)
S'intraprese il censo di
tutti i beni dietro un principio che poche nazioni finora hanno
compreso. Si estimò in una moneta ideale chiamata scudo, il valor
comparativo di ogni proprietà. Gli ulteriori aumenti di valore che
l'industria del proprietario venisse operando, non dovevano più essere
considerati nell'imposta; la quale era sempre a ripartirsi sulla cifra
invariabile dello scudato. Ora la famiglia che duplica il frutto dei
suoi beni, pagando tuttavia la stessa proporzione d'imposte,
alleggerisce di una metà il peso, in paragone alla famiglia inoperosa,
che paga lo stesso carco, e ricava tuttora il minor frutto. Questo
premio universale e perpetuo, concesso all'industria, stimolò le
famiglie a continui miglioramenti.
Tornò più lucroso raddoppiare colle fatiche e coi risparmi l'ubertà
d'un campo, che possedere due campi, e coltivarli debolmente. Quindi il
continuo interesse ad aumentare il pregio dei beni fece si che col corso
del tempo e coll'assidua cura il piccolo podere pareggiò in frutto il
più grande; finché a poco a poco tutto il paese si rese capace di
alimentare due famiglie su quello spazio che in altri paesi ne alimenta
una sola. Qual sapienza e fecondità in questo principio, al paragone di
quelle barbare tasse che presso culte nazioni si commisurano ai frutti
della terra e agli affitti delle case, epperò riescono vere multe
proporzionali inflitte all'attività del possessore!
Il censo eliminò per sua natura tutte quelle immunità, per le quali
sotto il reime spagnolo un terzo dei beni, come posseduto dal clero, non
partecipava ai pubblichi carichi, e li faceva pesare in misura
insopportabile sulle altre proprietà. Il censo divenne fondamento anche
al regime communale; i communi nostri divennero tanti piccoli Stati
minorenni, che sotto al tutela dei magistrati, decretano opere
pubbliche, e ne levanosopra se medesimi l'imposta..........
(centro dello scritto -
n.d.r.)
Ma qual meraviglia che questi
sagaci pensieri nascessero prima che altrove in quel paese dove Beccaria
non solo era scrittore, non solo porgeva pubblico insegnamento di
scienze sociali, ma sedeva autorevole nei consigli dello Stato?.......
(prosegue illustrando il
mirabile fermento delle belle arti dell'architettura, musica ecc. che
sono ancora oggi i pezzi più alti della nostra eredità locale -
n.d.r.)