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finanza autonoma o distribuzione di tributi centrali? | |
finanziamento delle spese locali o rimborso di costi medi? | |
quali tributi assegnare ai membri della federazione, Imposte Dirette od Indirette? |
Da questa breve elencazione risulta, a mio parere, che ci sono due sistemi ben distinti:
il primo prevede:
A. la ridistribuzione di gettito raccolto centralmente e distribuito usando il criterio dei costi medi,
il secondo prevede:
B.la determinazione autonoma delle spese locali ed una raccolta tributaria autonoma in base al sistema a finanze separate. Ogni sovranità provvede al suo gettito.
Ogni sistema ha i suoi pregi ed i suoi difetti ed un sistema intermedio non è detto che sommi solo pregi; potrebbe presentare solo la somma dei difetti. Prima però di analizzare pro e contro della soluzione mista, vediamolo per le soluzioni distinte.
A. la ridistribuzione di gettito raccolto centralmente e distribuito usando il criterio dei costi medi,
| Elementi classificabili come pregi: |
| Elementi classificabili come difetti: |
B. la determinazione autonoma delle spese locali ed una raccolta tributaria autonoma in base al sistema a finanze separate.
| Elementi classificabili come pregi: |
| Elementi classificabili come difetti: |
Problemi con il sistema misto. A seconda della preponderanza dei due sistemi in quello misto, prevarranno pregi e difetti degli uni e degli altri.
Lattuale situazione italiana è quella di una netta preponderanza della finanza ridistribuita dal centro su quella autonomamente raccolta. Oggi in Italia la finanza locale autonoma di Comuni, Provincie e Regioni e pari al 38% circa delle sue necessità. Il resto viene come riversamento dal centro. Le necessità di spesa locale rappresentano in totale circa il 30% delle necessita dello Stato. Sul fronte opposto in Svizzera la finanza locale di Comuni e Cantoni è autosufficiente per un 95% e rappresenta inoltre il 70% della spesa pubblica totale. Entrambi possono essere considerati, teoricamente, sistemi misti, solo che il primo è a predominanza netta di tributi centrali ridistribuiti ed nel secondo invece è predominante la finanza locale. Una descrizione del sistema elvetico è contenuta sul documento "Federalismo fiscale svizzero".
Tra i pregi ed i difetti non ho messo volutamente nulla sulla competizione fiscale perché sono entrambi presenti e comunque in una economia di mercato la competizione, se ben regolata, è sempre un aspetto positivo.
Il problema è ora, soggettivamente, di vedere quali effetti positivi si preferiscono e come minimizzare quelli negativi. Ciò che è da evitare, a mio modo di vedere, è un sistema misto al 50%. I punti positivi si indeboliscono mano a mano che la loro presenza si affievolisce e non cè motivo quindi di cercare soluzioni perfettamente intermedie. La presenza residua di una componente in un sistema misto è più che altro giustificata dalla necessità di alleviare alcuni difetti.
I punti negativi del sistema a costi medi e tributi centrali ridistribuiti sono tutti incentrati sul sistema dei costi medi. Infatti la parte relativa agli opportunismi politici tra maggioranze locali e centrali è facilmente superabile con una Camera a rappresentanza territoriale paritetica (uguale numero di rappresentanti indipendentemente dalla popolazione territoriale) e da un meccanismo di ripartizione che sia in qualche modo ancorato, nei concetti fondamentali, alla Costituzione, o comunque sottratto agli opportunismi della maggioranza di turno. È chiaro però che ciò introduce rigidità nel sistema ed il caso tedesco, dopo la riunificazione, è eclatante. Difficile invece, a mio modo di vedere, trovare rimedi ai difetti del sistema a costi medi. È chiaro che un rimborso di spese a piè di lista è ancora peggio. È il concetto di rimborso, a mio avviso, ad essere alieno ai concetti di federalismo e può essere adottato solo per quelle competenze centrali che la federazione riversa sui territori come se fosse un normale stato decentrato. Minore è questa parte, meglio è per il bilancio pubblico.
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I difetti del sistema a finanze separate sono attenuabili in questo modo:
| La competizione fiscale può tradursi in degrado della
qualità della spesa pubblica In questo caso ciò che conta è la responsabilità dei cittadino e la qualità delle competenze locali. È esperienza personale che nel campo della educazione, che pur tocca solo alcuni contribuenti e non tutti, si cerca di dare il massimo e di non fare risparmi. Lo stesso accade per tutte quelle competenze che toccano da vicino il cittadino e che poi sono alla base del principio di sussidiarietà. Il cittadino che cerca casa, guarda prima ai servizi (scuola, trasporti, polizia, impianti sportivi) e poi guarda anche la pressione fiscale locale. Chi governa la cosa pubblica cercherà inoltre di fornire il massimo dei servizi, come qualità e quantità, al minimo dei costi. Prima di rinunciare infatti ad un servizio giudicato facoltativo, si tenterà di fornirlo in vari modi più economici. Come punto di incontro si ottiene un ottimo bilanciamento costi/benefici. In sintesi, sostengo che se il principio di sussidiarietà è stato ben adottato, questo pericolo non esiste localmente in quanto lì vengono assegnati i servizi più diffusi e richesti dai cittadini. Il pericolo esisterebbe solo per le competenze centrali ma in questo caso i tributi centrali (ed unici sul territorio) mettono al riparo da interpretazioni locali. | |
| Doppia imposizione fiscale. È evitabile con una normativa unica nazionale che identifichi il concetto di imponibilità e lasci localmente solo la libertà di determinare aliquote, soglie di esenzione ed importi delle deduzioni. |
| Dubbio sulla disponibilità reale in loco delle
risorse economiche necessarie. Questo è verificabile tramite una indagine accurata e la Ragioneria Generale dello Stato ha recentemente pubblicato un documento molto utile per esaminare questo aspetto. Si tratta di uno studio sulla regionalizzazione dei singoli tributi. Per determinare se le risorse sono sufficienti è necessario prima stabilire per quali compiti debbano essere raccolte. Questo è il tema del prossimo paragrafo. | |
| È necessaria una profonda territorializzazione di molti
tributi importanti. Il federalismo contempla molte riforme e quella fiscale è una delle più importanti, da fare comunque, direi. Una macchina tributaria strettamente legata al territorio può essere , per esperienza personale, un grosso vantaggio nella lotta alla evasione, come si può anche notare osservando i sistemi americani, elvetici e tedeschi. |
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Le competenze e le risorse. Per una simulazione partirei dal caso più estremo. Il caso svizzero infatti presenta una notevole mole di competenze locali ed il costo del loro finanziamento rappresenta il 70% della spesa pubblica nazionale. Localmente sono raccolte quindi moltissime risorse (appunto il 70% delle imposte dirette ed indirette).
Il costo di questo finanziamento è rapportabile al PIL e visto il sistema a finanze separate è possibile avere ogni anno il rendiconto di ogni soggetto. Non serve territorializzare le imposte. Sono già territorializzate e quindi occorre solo fare le somme.
Per le scuole di ogni ordine e grado, università compresa, per la sanità e lassistenza sociale, per la polizia e la giustizia, per il territorio e lambiente, per la cultura ed il tempo libero, per la politica economica ed il traffico, lamministrazione e le finanze in genere, le spese "non federali" (e quindi comunali e cantonali) sono, compresi stipendi ed investimenti, le seguenti:
| Cantone | Comuni | Cantone | Imposte locali |
| Zugo | 4.49 |
3.95 |
8.44 |
| Zurigo | 6.17 |
5.53 |
11.70 |
| Glarona | 1.84 |
8.30 |
10.14 |
| Basilea Città | 0.80 |
16.11 |
16.91 |
| Ginevra | 4.28 |
15.13 |
19.41 |
| Nidvaldo | 5.17 |
4.21 |
9.38 |
| Basilea Campagna | 4.09 |
8.41 |
12.50 |
| Argovia | 5.09 |
5.98 |
11.07 |
| Vaud | 5.62 |
8.13 |
13.75 |
| Grigioni | 6.04 |
6.25 |
12.29 |
| Sciaffusa | 5.99 |
6.50 |
12.49 |
| Svitto | 5.11 |
4.19 |
9.30 |
| Friburgo | 5.55 |
6.52 |
12.07 |
| Soletta | 7.04 |
6.50 |
13.54 |
| San Gallo | 5.66 |
6.27 |
11.93 |
| Lucerna | 6.40 |
5.59 |
11.99 |
| Neuchatel | 6.68 |
7.91 |
14.59 |
| Turgovia | 6.09 |
5.91 |
12.00 |
| Ticino | 6.53 |
10.04 |
16.57 |
| Berna | 6.92 |
7.14 |
14.06 |
| Uri | 3.79 |
6.77 |
10.56 |
| Appenzello Est. | 6.26 |
5.86 |
12.12 |
| Obvaldo | 7.45 |
3.75 |
11.20 |
| Vallese | 6.27 |
6.61 |
12.88 |
| Giura | 6.70 |
6.94 |
13.64 |
| Appenzello Int. | 6.22 |
6.71 |
12.93 |
| Totale e medie 92 | 5.67 |
7.44 |
13.11 |
I dati, ordinati in base al PIL procapite decrescente, indicano che per gestire le competenze prima elencate è sufficiente garantire risorse mediamente tra il 12% ed il 13% del PIL. Questo avviene per un numero veramente elevato di competenze ed è il risultato di decenni, se non secoli, di federalismo. L'insieme delle spese dello Stato italiano (attorno al 50% del PIL) è superiore a quello elvetico (32%) ma le differenze maggiori sono nel campo della previdenza e del debito pubblico, che rimarrebbero federali. Tolte queste dal bilancio italiano si arriva al 26% del PIL e togliendo la Difesa Nazionale e le altre classiche competenze federali (esteri, amministrazione generale dello Stato) si arriva al 22%. Questo è l'onere da finanziare localmente nella ipotesi di un federalismo vero, in cui la maggior parte delle competenze viene assegnato a quelli che oggi sono gli enti locali. Si parte dal presupposto che poi, col tempo la gestione locale a finanze separate porti a notevoli risparmi (se non lo si pensa o non lo si considera un obiettivo allora non vale nemmeno la pena di imboccare la via del federalismo) ma l'importo da finanziare può essere inizialmente posto pari al 22% per arrivare, con tempo e con le dovute riforme, centrali e locali, attorno tra il 13% ed il 15%.
Lo studio della Ragioneria Generale dello Stato, assegna, in base a vari criteri attributivi, ad ogni regione italiana i seguenti tributi:
| IRPEF (capitolo 1023) 3.2 | |
| IRPEG (capitolo 1024) 3.3 ILOR (capitolo 1025) | |
| RITENUTE SUGLI INTERESSI E REDDITI DI CAPITALE (cap. 1026) | |
| RITENUTE DACCONTO E A TITOLO DEFINITIVO SUGLI UTILI | |
| DISTRIBUITI DA PERSONE GIURIDICHE (capitolo 1027) | |
| IMPOSTA SUL PATRIMONIO NETTO (capitolo 1040) 3.7 IMPOSTA SUL VALORE AGGIUNTO (capitolo 1203) | |
| IMPOSTA DI BOLLO (capitolo 1205) | |
| TASSE SULLE CONCESSIONI GOVERNATIVE (capitoli 1217 e 1238) | |
| CANONI DI ABBONAMENTO ALLE RADIOAUDIZIONI E ALLA TELEVISIONE (capitolo 1216) | |
| IMPOSTE DI REGISTRO, IPOTECARIE E CATASTALI, SUCCESSIONE E DONAZIONE E INVIM (capitoli 1201, 1210, 1239, 1243) | |
| IMPOSTA SULLE ASSICURAZIONI (capitolo 1208) | |
| TASSE AUTOMOBILISTICHE (capitoli 1219, 1232, 1235, 1236) | |
| IMPOSTE SULLA PRODUZIONE, SUI CONSUMI E DOGANE | |
| (capitoli 1409, 1411, 1421, 1460) | |
| MONOPOLI (capitolo 1601) | |
| LOTTO E LOTTERIE (capp. 1801 - 1809) |
Il risultato di quella stima di regionalizzazione porta a queste due grandi suddivisioni.
Imposte dirette:
| Regione | Imposte Dirette (miliardi) |
%PIL |
| Valle D'aosta | 624 |
15.14 |
| Lombardia | 54'391 |
17.50 |
| Emilia | 21'870 |
16.23 |
| Trentino | 3'937 |
12.98 |
| Friuli | 5'819 |
14.98 |
| Veneto | 20'222 |
14.30 |
| Liguria | 8'036 |
15.23 |
| Piemonte | 21'915 |
16.62 |
| Lazio | 25'844 |
16.38 |
| Toscana | 16'156 |
15.80 |
| Marche | 5'509 |
13.88 |
| Umbria | 2'857 |
13.40 |
| Abruzzo | 3'738 |
13.33 |
| Molise | 784 |
11.44 |
| Sardegna | 4'276 |
12.70 |
| Puglia | 9'506 |
12.24 |
| Campania | 13'765 |
13.38 |
| Sicilia | 11'922 |
13.18 |
| Basilicata | 1'303 |
12.02 |
| Calabria | 4'021 |
12.29 |
| Totale | 236'495 |
15.27 |
Imposte indirette:
| Regione | Imposte Indirette (miliardi) |
% PIL |
| Valle D'aosta | 552 |
13.39 |
| Lombardia | 36'552 |
11.76 |
| Emilia Romagna | 16'776 |
12.45 |
| Trentino | 3'830 |
12.63 |
| Friuli VG | 4'585 |
11.80 |
| Veneto | 17'401 |
12.30 |
| Liguria | 6'654 |
12.61 |
| Piemonte | 16'138 |
12.24 |
| Lazio | 19'052 |
12.07 |
| Toscana | 13'839 |
13.53 |
| Marche | 5'310 |
13.38 |
| Umbria | 2'854 |
13.38 |
| Abruzzo | 4'009 |
13.23 |
| Molise | 862 |
12.58 |
| Sardegna | 4'826 |
14.33 |
| Puglia | 10'440 |
13.45 |
| Campania | 14'105 |
13.71 |
| Sicilia | 13'441 |
14.86 |
| Basilicata | 1'403 |
12.94 |
| Calabria | 5'129 |
15.68 |
| Totale | 197'758 |
12.75 |
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Come si vede da ambedue le grandi suddivisioni emerge che le regioni possono accedere ad una grande quantità di risorse autonome. Ad esse deve essere aggiunto la imposizione locale (ICI, quote di tasse automobilistiche, contributi sanitari ecc) che già oggi costituiscono il 5.7% del PIL. Sommando le imposte dirette (15.27%) ai tributi locali (5.7%) si ottiene un 21% che rappresenta una ottima approssimazione al 22% stimato come necessario. Una piccola parte di imposte indirette, pari all'1% del PIL, riversata dal centro in nodo proporzionale alla popolazione potrebbe determinare il quadro ottimale di copertura per un quadro "elevetico", e quindi elevato, di competenze locali. Riducendo queste ultime può essere ridotta, di conseguenza anche la necessità di prelievo fiscale autonomo.
Imposte Dirette o Imposte Indirette?
Come si vede dai dati riportati e dal grafico, le imposte indirette hanno al Sud un gettito in rapporto al prodotto interno lordo che è superiore a quello della media del Nord e del Centro. Questo perché si tratta di imposte, come l'IVA, con una alta aliquota fissa e quindi altamente regressive, che agiscono cioè, come la Flat-Tax, colpendo maggiormente le regioni più povere, quelle in cui una alta quota di reddito si trasforma in consumo e viene colpito dalla imposizione indiretta. Assegnare ad un meccanismo a finanze separate le imposte indirette significa implicitamente prevedere che le aliquote si modifichino sul territorio in funzione delle necessità di cassa. Questo è poco auspicabile in quanto grosse aziende si vedrebbero costrette a gestire una elevata quantità di aliquote. Inoltre lo studio della RGS sottolinea come sia difficile regionalizzare le imposte indirette, attribuire cioè ad ogni regione l'IVA di competenza. L'IVA ricavata dalla vendita degli autoveicoli prodotti a Melfi, ad esempio, dove dovrebbe essere contabilizzata?
Le imposte dirette si prestano invece meglio ad essere "localizzate" in quanto c'è annualmente un modulo di dichiarazione che può essere usato allo scopo di chiarire alcuni aspetti deterritorializzazione di alcuni redditi. Ad esempio nel caso del federalismo fiscale svizzero i redditi ottenuti fuori dal Comune e dal Cantone di residenza non vengono tassati internamente ma dalle altre sovranità fiscali (con le loro aliquote) realizzando così una ripartizione di imposte che distribuisce in modo equo le imposte sui redditi dove questi sono maturati. Le imposte dirette inoltre si prestano benissimo nel fornire un gettito "modulato" secondo le necessità di cassa, utilizzando aliquote locali, soglie di esenzione e deduzioni calibrate con il pil procapite locale e quindi più aderenti alla realtà ed alle necessità sociali di ogni territorio.
Per questo motivo mi pare di poter concludere che nella ipotesi di federalismo fiscale a finanze separate le imposte più adatte ad essere assegante alle nuove sovranità fiscali locali, partendo anche dai Comuni, siano proprio le imposte dirette.
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Dal saggio introduttivo alle NOTIZIE NATURALI E CIVILI SULLA
LOMBARDIA
[I «lumi» nelle regioni lombarde]
Al principio del secolo XVIII era mirabile il fermento che si vedeva nelle nazioni.....
In Fiandra v'erano città lavoratrici e ubertose campagne, e vicinanza di nazioni progressive; ma lo spirito dei popoli era provinciale, tenace, diffidente. La Lombardia, che già sentiva l'aura del tempo che veniva, e nella sua miseria era pur sempre una terra di promissione, e aveva un popolo di mente aperta e d'animo caldo e sensitivo, parve ai zelatori del bene comune uno di quei campi eletti, in cui l'agricultore fa prova di qualche nuova semente. E' un fatto ignoto all'Europa, ma è pur vero: mentre la Francia s'inebriava indarno di nuovi pensieri, e annunciava alla Europa un'era nuova, che poi non riesciva a compiere se non attraverso al più sanguinoso sovvertimento, l'umile Milano cominciava un quarto stadio di progresso, confidata ad un consesso di magistrati, ch'erano al tempo stesso una scuola di pensatori. Pompeo Neri, Rinaldo CARli, Cesare Beccaria, Pietro Verri non sono nomi egualmente noti all'Europa, ma tutti egualmente sacri nella memoria dei cittadini. La filosofia (filosofia per Cattaneo non è astratta ricerca teorica ma "nesso comune di tutte le scienze", e nel fervore del secolo è volta a "razionalizzare" gli strumenti economici del vivere associato - n.d.r.) era stata legislatrice ne giureconsulti romani; ma fu quella la prima volta che sedeva amministratrice di finanze ed annona ed aziende comunali; e quell'unica volta degnamente corrispose a una nobile fiducia.
Tutte quelle riforme che Turgot (R.T.Turgot 1727-81, politico ed
economista francese, ministro delle finanze di Luigi XVI; l'abolizione da lui proposta dei
dazi interni e sui cereali, delle corporazioni e delle corvées, fu ostacolata dai ceti
privilegiati, che ne provocarono il licenziamento - n.d.r.) abbracciava nelle sue
visioni di ben pubblico, e che indarno si affaticò a conseguire fra l'ignoranza dei
popoli e l'astuzia dei privilegiati, si trovano registrare nei libri delle nostre leggi,
nei decreti dei nostri governanti, nel fatto della pubblica e privata prosperità.
S'intraprese il censo di tutti i beni dietro un principio che poche
nazioni finora hanno compreso. Si estimò in una moneta ideale chiamata scudo, il valor
comparativo di ogni proprietà. Gli ulteriori aumenti di valore che l'industria del
proprietario venisse operando, non dovevano più essere considerati nell'imposta; la quale
era sempre a ripartirsi sulla cifra invariabile dello scudato. Ora la famiglia che duplica
il frutto dei suoi beni, pagando tuttavia la stessa proporzione d'imposte, alleggerisce di
una metà il peso, in paragone alla famiglia inoperosa, che paga lo stesso carco, e ricava
tuttora il minor frutto. Questo premio universale e perpetuo, concesso all'industria,
stimolò le famiglie a continui miglioramenti.
Tornò più lucroso raddoppiare colle fatiche e coi risparmi l'ubertà d'un campo, che
possedere due campi, e coltivarli debolmente. Quindi il continuo interesse ad aumentare il
pregio dei beni fece si che col corso del tempo e coll'assidua cura il piccolo podere
pareggiò in frutto il più grande; finché a poco a poco tutto il paese si rese capace di
alimentare due famiglie su quello spazio che in altri paesi ne alimenta una sola. Qual
sapienza e fecondità in questo principio, al paragone di quelle barbare tasse che presso
culte nazioni si commisurano ai frutti della terra e agli affitti delle case, epperò
riescono vere multe proporzionali inflitte all'attività del possessore!
Il censo eliminò per sua natura tutte quelle immunità, per le quali sotto il
reime spagnolo un terzo dei beni, come posseduto dal clero, non partecipava ai pubblichi
carichi, e li faceva pesare in misura insopportabile sulle altre proprietà. Il censo
divenne fondamento anche al regime communale; i communi nostri divennero tanti piccoli
Stati minorenni, che sotto al tutela dei magistrati, decretano opere pubbliche, e ne
levano (ne stabiliscono - n.d.r.) sopra se medesimi l'imposta..........
Ma qual meraviglia che questi sagaci pensieri nascessero prima che altrove in quel paese dove Beccaria non solo era scrittore, non solo porgeva pubblico insegnamento di scienze sociali, ma sedeva autorevole nei consigli dello Stato?.......
(prosegue illustrando il mirabile fermento delle belle arti dell'architettura, musica ecc. che sono ancora oggi i pezzi più alti della nostra eredità locale - n.d.r.)
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