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Manifesto

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lettera aperta al cittadino
lettera aperta ai politici


 


MANIFESTO SUL FEDERALISMO

Premessa

Proposta politica sul Federalismo
http://www.losio.com/100citta/federalismo.htm

Una proposta strutturalmente e culturalmente diversa da quelle sui tavoli della destra e della sinistra.
Una proposta frutto di un lavoro di team di numerose persone negli ultimi 5-10 anni.
Una proposta con formidabili risvolti economici.
Una proposta che, ahimè inevitabilmente, non potrà mai partire da un establishment politico come l'attuale sia a sinistra sia a destra, per il semplice fatto che ne riprogetta le fondamenta mettendolo in diretta crisi culturale e forse morale.
Una speranza per le cento città italiane, per le cento regioni europee, per i prossimi cento anni.

Costituzione della Repubblica Italiana

PRINICIPI FONDAMENTALI - Art.5

La Repubblica, una e indivisibile, riconosce e promuove le autonomie locali; attua nei servizi che dipendono dallo Stato il più ampio decentramento amministrativo; adegua i principi ed i metodi della sua legislazione alle esigenze dell'autonomia e del decentramento.

Emendamenti da me/noi sottoposti alla Commissione Bicamerale

Sunto

Lo Stato Italiano ha circa 140 anni, le Regioni poco più di 30 e i Comuni più di mille.
Questo è il dato italiano: siamo una terra di Comuni. Le Regioni vanno pensate come un elemento federativo di Province e deciso dalle Province, su scala anche del tutto diversa dall'attuale.
Le Regioni sono elemento del federalismo europeo, non certo di quello italiano.
La Regione deve diventare, opportunamente dimensionata, il mattone dell'Europa, con confini che possono benissimo prescindere da quelli nazionali.
Il federalismo italiano va invece basato, per essere solido e per rendere solido quello europeo, sui Comuni e sulle Province.

PROPOSTA POLITICA

Punti centrali:

Il federalismo è sostanzialmente equilibrio: equilibro economico, culturale e politico tra territori e dentro i territori medesimi.
Base di questo equilibrio è il Comune, come mattone fondamentale della vita democratica di ogni paese.
I poteri che i Comuni hanno nei paesi federali (USA, Germania e Svizzera) sono tre o quattro volte superiori a quelli dei Comuni italiani e lo stesso dicasi per l'autonomia finanziaria. Questo significa che il cittadino trova soddisfazione nella soluzione dei problemi rivolgendosi al Comune, non ad enti distanti. Scuole ed Ospedali, ad esempio, dipendono dai Comuni e così dicasi per l'assistenza agli indigenti, per la polizia, la protezione civile, per buona parte delle competenze in fatto di ambiente, per tutti i servizi alla persona e buona parte di quelli al territorio.
In questi paesi il Comune non è un organo amministrativo ma è un organo politico.
I compiti che, per complessità, non possono essere assunti dai Comuni, possono essere gestiti in maniera cooperativa (Consorzi) realizzando quella che è definibile come "cooperazione orizzontale".
I compiti che non possono essere assunti dai Comuni e dai Consorzi, possono essere gestiti da un organo superiore che abbia anch'esso una sovranità politica. Questo solitamente è lo Stato federato (Cantone/Stato/Land)
La dimensione del Cantone/Stato/Land dipende da fattori storici, economici, politici e geografici.
In tutti i paesi federali sono presenti realtà molto piccole e molto grandi (relativamente alle dimensione di ognuno) ma è un dato di fatto che più piccolo è un territorio, meglio è amministrabile e gestibile.
La distribuzione dei compiti tra i Cantoni/Stati/Länder ed i Comuni non è fissa (come con il decentramento) ma varia di luogo in luogo a seconda della realtà organizzativa, della storia, della cultura e della economia locale.
Questi due organi (Comune e Stato Federato) realizzano una "cooperazione verticale".
Assieme, questi due organi politici, assolvono tra il 50% ed il 70% dei compiti complessivi dello Stato e tutti quelli di gestione.
Allo stato federale, snello e leggero, competono attività di indirizzamento, sostegno, controllo e coordinamento.
Molti dei compiti federali vengono poi affidati alle sovranità locali, come se fosse un paese decentrato. In questo caso solitamente la federazione rimunera il servizio reso localmente.
A parte questa rimunerazione, ogni sovranità provvede con finanze proprie ai suoi compiti, salvo meccanismi perequativi di basso rilievo.
Tra Cantoni/Stati/Länder si attua la cooperazione orizzontale in tutti i settori in cui essa è proficua ed esiste competizione in economia e nella individuazione di soluzioni originali ed innovative.
Tra Federazione e Cantoni/Stati/Länder esistono forme di cooperazione verticale, diverse in ogni paese ma solitamente legate alla struttura del Senato a rappresentanza territoriale o ad esso correlate.

Il risultato in termini politici ed economici per un paese federale è una grande stabilità e governabilità. Ciò è dovuto alla sommatoria delle stabilità e governabilità locali, a loro volta dovute dagli equilibri locali in fatto di economia, cultura e politica.

Un aspetto non trascurabile degli equilibri federali è l'assenza di disparità economiche al loro interno. Sia USA che Germania e Svizzera hanno infatti bassissime differenze economiche tra i loro membri (assolutamente non paragonabili a quelle italiane e francesi)

Le basse differenze interne giustificano anche l'assenza o lo scarso rilievo dei meccanismi perequativi tra Cantoni/Stati/Länder (perequazione finanziaria orizzontale e/o verticale).

E' chiaro che la Germania post riunificazione ha ora divari altissimi al suo interno ma il fatto che in sei anni il divario est-ovest sia dimezzato (cosa mai accaduta in 100 anni di storia italiana) è un punto a favore del modello federale come risolutore dei problemi geo-economici.

Se questo è il modello che pensiamo di voler ottenere (pensando soprattutto al secolare problema del Sud) il federalismo va inteso non come alchimia istituzionale (o come inseguimento dell'elettorato leghista) ma proprio obiettivo strategico per l'Italia.

Per raggiungere tale obiettivo strategico occorre usare, come metodo di soluzione dei problemi, i principi chiave del federalismo:

Sussidiarietà, cooperazione, competizione e solidarietà

Per ottenere ciò il metodo finora usato, quello di pensare ad un graduale spostamento di funzioni e compiti dallo Stato alle Regioni, è deleterio e nulla ha a che vedere con il federalismo.

Occorre invece agire su più fronti:

  1. Delegificare (La Germania ha circa 4'000 leggi. La Svizzera meno di 1'000)
  2. Eliminare enti inutili e fuori dal controllo democratico dei cittadini (ANAS/ASL...) assegnando quei compiti agli organi più vicini ai cittadini. In pratica eliminare il 99% dei 119'000 "soggetti decisori" che il CENSIS ha segnalato in uno suo studio e che agiscono come un freno a mano gigantesco allo sviluppo economico e democratico del paese.
  3. Assegnare compiti partendo dal basso e non dall'alto, dando una occhiata alla esperienza dei paesi federali ed in particolare modo a quella del Ct. Ticino, dove il federalismo è realtà di tutti i giorni dall'inizio del secolo scorso ed è portato avanti e sostenuto positivamente da una popolazione di lingua e cultura italiana.

Una particolare evidenza va data al terzo punto. Se costruissimo uno stato decentrato partendo dall'alto, assegnando poteri prima alle Regioni, poi alle Province, poi ai Comuni, otterremmo un risultato molto diverso che se invece procedessimo nell'ordine opposto, che poi è quello sussidiario/federale. I due risultati finali non hanno nulla a che vedere l'uno con l'altro ed hanno gradi di efficienza/efficacia molto diversi.

Partendo dal basso ed usando correttamente sussidiarietà e cooperazione, le regioni sarebbero perfettamente inutili e potremmo risparmiare un bel po' di soldi ed avere uno Stato più snello. Infatti Comuni e Province (ed il caso delle Province Autonome di Trento e Bolzano sta a dimostrarlo) possono tranquillamente gestire tutti i compiti che oggi sono assegnati alle Regioni.

I piccoli Cantoni svizzeri hanno compiti di molto superiori agli attuali compiti regionali e superiori perfino a quelli che la Bicamerale aveva previsto per le Regioni anche nelle versioni più spinte e "federaliste". Addirittura molti compiti che in Italia sono regionali, sono in Svizzera assegnati ai Comuni, i quali vi assolvono perfettamente ed assai meglio.

Il problema non è la dimensione (maggiore la dimensione, maggiori i compiti) ma esattamente il contrario:

minori le dimensioni e minori saranno i problemi a gestire una determinata materia,
minori saranno anche i costi,
maggiore sarà la rapidità della soluzione del problema e la soddisfazione del cittadino.

Per chi è abituato a sentir parlare di "economie di scala" l'affermazione suona strana, ma una occhiata ai compiti dei comuni e del cantoni svizzeri (anche fermandoci alla parte italiana della Svizzera) ed ai bilanci consuntivi, dimostra proprio che nelle realtà più piccole ci sono i costi minori ed i servizi migliori. Inoltre sommando i costi dei tre livelli (comunale, statale e federale) otteniamo un totale proporzionalmente inferiore a quello italiano.

Se tra Comuni e Province ci fossero problemi c'è appunto il principio di cooperazione (ad esempio tra Province di uno stesso bacino) che mette in grado anche piccoli territori di operare con successo in un numero incredibile di campi. Ecco che le Regioni potrebbero allora essere pensate come un elemento federativo di Province, anche su scala più grande dell'attuale.

Queste Regioni, o Macro Regioni, sarebbero a loro volta elemento del federalismo europeo, non certo di quello italiano.

A nostro modo di vedere c'è sempre stata in Italia questa confusione di ruoli.

La regione deve diventare, opportunamente dimensionata, il mattone dell'Europa.
Il federalismo italiano è invece basato, per essere solido e per rendere solido quello europeo, sui Comuni e sulle Province.

Se questo è un obiettivo auspicabile, per renderlo credibile ed attuabile serve poi un progetto esecutivo, che trasformi il "cosa vogliamo" in "come lo facciamo" ma questo è un tema tecnico-politico che possiamo affrontare solo dopo che si sia definito bene cosa fare.

Gastone Losio, dirigente industriale
Francesco Forti, funzionario cantonale svizzero
Angera/Bellinzona, 23/06/98

MISSIONE E STRATEGIA

OBBIETTIVI-STRATEGIA-FORMA DELLO STATO

L'Italia è un Paese con una Missione da compiere nel consesso delle Nazioni:

rispettare gli impegni morali e materiali presi dal nostro Paese. Per adempiere a questa missione il Paese si deve adeguare alle esigenze necessarie per convivere democraticamente nel consesso delle Nazioni.

1. OBIETTIVI

  1. Il Mezzogiorno, da indirizzare strategicamente verso la valorizzazione delle potenzialità agricole, turistiche, culturali, per farne il luogo di ricreazione per tutta l'Europa continentale.
  2. L'etica nella vita civile, dove occorre affrontare e risolvere i problemi della malavita organizzata nelle sue diverse forme e nei diversi contesti nei quali alligna e si dirama.
  3. Il livello di vita degli abitanti dell'Italia, il quale non deve essere inferiore al livelli di povertà per almeno il 90% dei residenti da almeno 3 anni.
  4. L'Italia in Europa, da ricollocare con adeguato peso morale politico economico.

2. STRATEGIA

Per raggiungere questi scopi il Paese si deve rinnovare nella sua forma di Stato, nella sua struttura politica, amministrativa e giuridica.

  1. Forma-Stato
    Sistema di governo di Repubblica Federale
  2. Struttura Politica
    Un chiaro indirizzo verso il bipolarismo
  3. Struttura Amministrativa
    Amministrazione indirizzata dal livello più basso degli enti territoriali tramite la partecipazione del popolo sovrano verso i livelli più alti che culminano nel governo federale e le sue istituzioni costituzionali (Camera, Senato, Presidente/Primo Ministro e struttura giuridica federale).
  4. Struttura Giuridica
    L'amministrazione della giustizia, inclusi tutti i servizi di pubblica sicurezza, anch'essa indirizzata dal livello più basso degli enti territoriali tramite la partecipazione del popolo sovrano verso i livelli piu' alti che culminano nel governo federale e le sue istituzioni costituzionali ( Camera, Senato, Presidente/Primo Ministro e struttura giuridica federale).

In particolare riteniamo opportuno sottolineare l'importanza di una nuova forma federale dello Stato per il raggiungimento degli obiettivi.

3. FORMA DELLO STATO

L'Italia sulla scorta delle esperienze delle sue realtà locali, si dà una struttura federale in tre livelli:

  1. Stato
  2. Realtà locali delle 100 Città
  3. Realtà locali dei Comuni

Ciascuna realtà con specifiche e non ridondanti competenza politiche, amministrative ed autonome fonti di finanziamento.

Da questo scaturisce che:

  1. Chiediamo una Repubblica Federale perché più livelli di governo rappresentano una maggiore garanzia di democrazia e di partecipazione dei cittadini alla vita pubblica.
  2. Chiediamo una Repubblica Federale perché riteniamo che la cooperazione tra territori dotati di ampia autonomia politica, amministrativa e finanziaria, sia la base del rilancio economico del Mezzogiorno e la fine dei forti divari economici nazionali.
  3. Chiediamo una Repubblica Federale in cui il governo locale del territorio sia, con i Comuni, la base del vivere comune ed il centro della vita politica della nazione.
  4. Chiediamo una Repubblica Federale perché solo così può essere veramente attuato il principio di sussidiarietà, principio che affida le competenze alle sovranità politiche partendo sempre da quelle più vicine ai cittadini.
  5. Chiediamo una Repubblica Federale in cui ogni sovranità sia autonoma nel finanziamento delle attività di sua competenza ed in cui la solidarietà sia sempre presente per compensare i forti squilibri attuali.
  6. Chiediamo una Repubblica Federale in cui il potere di modificare le regole costituzionali, compresa la distribuzione delle competenze, spetti in ultima analisi sempre ai cittadini.
  7. Chiediamo una Repubblica Federale in cui ogni sovranità, locale o centrale, veda equamente rappresentati i poteri legislativo, esecutivo e giudiziario.

I promotori:
Gastone Bianchi/USA +
Giovanni Baruzzi/D
Francesco Forti/CH
Gastone Losio/I


FEDERALISMO EUROPEO


Siena - A. LORENZETTI, Effetti del Buon Governo in città (1337-39)
L'affresco raffigura la città di Siena e la vita che vi si svolge
Siena – A.LORENZETTI, Effects of the Good Government in the city (1337-39)
The fresco represents the city of Siena and the life that is carried out there.

Carlo Cattaneo (Milano 1801 - Lugano 1869), da "Le Autonomie Locali"

"Le nostre città sono il centro antico di tutte le comunicazioni di una larga e popolosa provincia; vi fanno capo tutte le strade, vi fanno capo i mercati del contado, sono come il cuore del sistema delle vene; sono termini a cui si dirigono i consumi, e da cui si diramano le industrie ed i capitali; sono un punto d´intersezione o piuttosto un centro di gravità, che non si può far cadere su di un altro punto preso ad arbitrio.
Gli uomini vi si congregano per diversi interessi, perché vi trovano i tribunali, le intendenze, le commissioni di leva, gli archivi, i libri delle ipoteche, le amministrazioni; il punto medio dei loro poderi, la sede dei loro palazzi, il luogo delle loro consuetudini, e della loro influenza e considerazione, il convegno delle parentele, la situazione più opportuna al collocamento delle figlie, ed agli studi ed impieghi della gioventù. Insomma sono un centro d´azione di una intera popolazione di duecento o trecentomila abitanti." [...]
"Questa condizione delle nostre città è l'opera di secoli e di remotissimi avvenimenti, e le sue cause più antiche d'ogni memoria. Il dialetto segna l'opera indelebile di quei primitivi consorzi, e col dialetto varia, di provincia in provincia, non solo l'indole e l'umore, ma la cultura, la capacità, l'industria, e l'ordine intero delle ricchezze. Questo fa si che gli uomini non si possono facilmente disgregare da quei loro centri naturali. Chi in Italia prescinde da questo amore delle patrie singolari, seminerà sempre nella rena"

Carlo Cattaneo (Milano 1801 - Lugano 1869), from " the Local Autonomies "

" Our cities are the ancient center of all the communications of a wide and well populated province; all the roads conduct there, the markets of the peasantry have leading there, are like the heart of the system of the veins; they are terms to which the consumptions refer, and from which the industries and capitals flow; they are an intersection point or better a center of gravity, that cannot be placed on an other arbitrary taken place.
The men meet each other there for various interests, because they find there the courts, the intendancies, the lever commission, the archives, the books of the mortgages, the administrations; the medium point of their farms, the center of their palaces, the place of their customs, of their influence and consideration, the convention of the relationships, the more opportune situation to the placement of the daughters, and to the studies and employ of the youth. In short it is a center of action of an entire population of two or three hundred inhabitants. " [... ]
" This condition of ours cities is the work of centuries and of the remotest events, and its causes more ancient of every memory. The dialect marks the indelible work of those primitive consortia, and with the dialect varies, from province to province, not only the nature and humor, but the culture, the capability, the industry, and the entire order of the richness. This makes that the men cannot be easily disaggregated  from those their natural centers. Who in Italy does not take into account this love of the singular native land, will saw always in the sand "

trattando di federalismo ho incontrato:
dealing with federalism I have met:

  1. Francesco Paolo Forti, Lugano, Federalismo delle 100 Città

  2. Il Manifesto di Ventotene, Altiero Spinelli

  3. Wolfgang Pruscha, Düsseldorf-Padova, La Repubblica Federale di Germania

  4. Angelo Veronesi, Federalismo visto da un padano

  5. La grande spinta delle "piccole patrie" di Massimo Fini

  6. Istituto Carlo Cattaneo

  7. Karl Popper

  8. Platone, La Repubblica

  9. Blaise Pascal, Riferimenti - Biografia

  10. Rudi Dornbush, Reinventing Italy, maggio 2000 

  11. Rudi Dornbush, MIT, Editorials

  12. Giuseppe de Rita, Il federalismo sbagliato, dicembre 2002


FEDERALISMO EUROPEO

 

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from 29.09.2002